Vaccini: 90% del tempo che serve per vaccinare una persona è consumato dalle carte

Vaccini: 90% del tempo che serve per vaccinare una persona è consumato dalle carte

La riflessione è del Primario Pititto Roberto , segretario regionale del Sindacato medici italiani (Smi) e dirigente medico responsabile della campagna di vaccinazioni anti Covid-19 per l’area centrale del Tirreno cosentino.

«È da un anno buono che viviamo questo incubo, che sembra non finire e che ci costringe a una vita innaturale, fatta di convegni su whatsapp, di didattica a distanza e, quando va bene, di una gomitata o di un pugno sulle nocche di altri. Tra un colore più o meno acceso, brutto, e uno pallido, buono, rincasiamo presto, di corsa la sera, come manco in guerra probabilmente ai nostri nonni era toccato fare. Ma c’è il vaccino, anzi no, ce ne sono due, tre, forse quattro o cinque addirittura. È fatta ti viene da pensare… macché! Scopriamo che finora si sono vaccinati il 3 o il 4%, forse il 5% degli Italiani, nonostante il vaccino sia disponibile da due mesi e mezzo. Naturalmente poi ci sono le differenze tra Regioni e, come spesso accade in tante cose, anche in questa classifica la Calabria si trova in piena zona retrocessione, in uno scomodo e triste parallelismo con la nostra unica squadra di calcio in serie A. Ma in realtà, per dirla tutta, Sparta e Atene piangono entrambe e nemmeno i primi della classe – le Regioni virtuose intendo – se la passano molto meglio. Perché, allora, accade questo? Perché si continua a ordinare chiusure e coprifuochi, senza parallelamente avviare una campagna vaccinale seria, dove per seria intendo fatta di grandi numeri? Se l’ultimo, o giù di li, posto della Calabria tristemente non ci sorprende – considerate le mille attenuanti di questa nostra disastrata sanità, considerando la particolare orografia di un territorio fatto di centinaia di comuni, difficili da raggiungere, per non dire dei mille sindaci difficilissimi da convincere a fare dei Centri vaccinali di un comprensorio, piuttosto che in ogni singolo municipio – quello che ci lascia perplessi è, come dicevo, che nemmeno Sparta o Atene sorridono. Certamente questa geopolitica “guerra dei vaccini”, che si combatte parallelamente a quella contro Covid-19, vede già uno sconfitto: la vecchia, forse mai stata giovane, Europa. E a dimostrarcelo sono la Gran Bretagna, Israele, gli Usa, dove i vaccini arrivano e si fanno.

Prima o poi, vedrete, arriveranno anche qui, anzi poi. Ma c’è una cosa da aggiungere, e questa è tutta nostra, italiana, non calabrese intendo: la globale organizzazione, fatta di “primule” mai sbocciate, di accordi con i medici di medicina generale mai del tutto formalizzati, di numeri verdi, iniziative di sindaci, interviste televisive con roboanti promesse e di burocrazia. Sì, tanta burocrazia. Parlo per esperienza diretta e non esagero nel dire che più del 90% del tempo che serve per vaccinare una persona è consumato dalle carte, reali e virtuali da compilare. Io chiedo a tutti voi se non è demenziale far firmare a una persona, che volontariamente raggiunge un Centro vaccinale pubblico per eseguire un atto medico – la vaccinazione appunto – su base assolutamente volontaria, tanto che molti scelgono di non farla, un consenso all’atto che di sua volontà e venuta a compiere. Se non è altrettanto assurdo, sempre per un atto volontario, chiedere alla stessa il consenso al trattamento di questo atto, leggasi modulo privacy, posto che la vaccinazione viene attuata in mezzo a centinaia di testimoni, lì per lo stesso motivo, e magari l’evento è immortalato e “postato” su facebook tre secondi dopo, da un selfie che lo stesso vaccinato si scatta. Poi la chicca finale: la registrazione informatica, su una piattaforma fatta di username e password, gelosamente custodite e “impreziosita” da codici segreti, a breve scadenza inviati sul cellulare dell’operatore abilitato. Per un bonifico la mia Banca è assai più snella. Procedure che fanno male, male davvero. Fanno danno all’ambiente (12 pagine di modello per paziente), fanno male al cuore di chi opera, frustrato da tanto inutile ciarpame, fanno male ai cittadini, che vedono ritardare la loro vaccinazione. Ma fanno bene a chi queste procedure ha prodotto e per le quali credo, giustamente pure, avrà ricevuto un compenso, e fanno bene forse, ma questo è un pensiero cattivo, a chi, non potendo o sapendo fornire i vaccini, mette ostacoli per rallentare la somministrazione delle dosi presenti. Ma è solo un cattivo pensiero naturalmente, e lo dico perché dubito che a guidarci siano strateghi così eleganti. O forse, più semplicemente, tutto ciò appartiene a una logica che non comprendo e dovrei solo accettare i miei limiti senza pormi domande».

Redazione

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