Scuola d’estate, cosa ne pensa un DS

Scuola d’estate, cosa ne pensa un DS

Su Facebook ho letto questo messaggio di un Dirigente Scolastico sulla scuola d’estate e le scuole di frontiera. Ho pensato che fosse interessante e così ho deciso di proporvelo qui.

Il piano estate e le scuole di frontiera

Invece di darci una medaglia al valor civile non dico d’oro ma almeno di bronzo (qualche collega l’ha ricevuta dal Presidente Mattarella), a noi presidi e insegnanti che sono rimasti per scelta nelle trincee delle scuole di frontiera, ci danno la mazzata finale: ci danno la colpa delle basse competenze degli allievi, perciò ci obbligano a formarci (vedi PNRR per la formazione).

Ecco a cosa serve l’INVALSI: ad individuare le scuole che sono in situazioni critiche per infliggere loro la tortura della “formazione” (tutta teorica e avulsa da ogni pratica, come di solito ci propone la lobby dei formatori, con buona pace di qualcuno).

Ma – attenzione – le bocciature non sono attribuite, se non in minima parte (“il valore aggiunto”) al contesto svantaggiato, alla povertà educativa, ma a un approccio sbagliato di docenti e dirigenti scolastici, perciò – dice il Governo – gli insegneremo le metodologie giuste da adottare, vi aiuteremo ad emendarvi.

Invece di dare più risorse a queste scuole, invece di dare più soldi a questi presidi e insegnanti che lavorano da eroi nelle scuole di frontiera per trattenerli (la continuità gestionale ed educativa è importante, questa sì che è un valore aggiunto in questi contesti!), li si punisce e gli si spara addosso.

Io non ci sto e annuncio che per protesta rimanderò indietro i soldi del Piano Estate, ennesima farsa ipocrita della politica che vorrebbe farci credere che così si prendono in cura gli alunni svantaggiati. Si butta letteralmente mezzo miliardo per dar da lavoro a cooperative ed associazioni, il cosiddetto terzo settore.

Fingendo che il virus d’estate sparisca miracolosamente, s’immaginano attività di “rinforzo” da svolgere negli edifici scolastici, senza condizionatori e senza mascherine, perché non credo che i nostri ragazzi ribelli con il caldo che farà, specie al Sud, se le terranno. Se proprio li vogliono buttare questi soldi, li diano direttamente alle associazioni, ma non metteteci in mezzo. Portassero i ragazzi all’aperto, nei parchi, al mare, come si faceva una volta con le colonie, così c’è meno pericolo di infettarsi.

Caro Ministro, pensi piuttosto a spendere i soldi per far partire in sicurezza a settembre le scuole, dotandole di ventilatori d’aria in ogni aula, aumentando l’organico dell’autonomia che si basa ancora sui vecchi parametri di tagli, riducendo il numero di alunni per classe, dando i soldi per la piccola manutenzione direttamente alle scuole e non ai comuni o alle ex province che non ce la fanno a inseguire le emergenze.

Spero che in questo gran rifiuto mi seguano i miei colleghi che lavorano nelle scuole di frontiera, tanto il Ministro l’ha detto: ogni scuola deciderà in autonomia. Siamo quindi liberi di rinviare i soldi al mittente. Non possiamo accettare più supinamente tutto quello che ci proponete dall’alto, senza consultarci, come fossimo delle pedine da muovere a piacimento.

Siamo uomini o caporali, che diamine?

Vittorio Borgatta

Vittorio Borgatta

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