PIANO SCUOLA ESTATE: prendi i PON e scappa?

PIANO SCUOLA ESTATE: prendi i PON e scappa?

Il Ministro Bianchi ha espresso la sua soddisfazione per l’alto numero di scuole che avrebbero aderito al Piano Scuola Estate in cui sono previsti 320 milioni di PON (utilizzabili per il 70% nelle regioni del Sud – Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia -, il 10% alle regioni del centro “in transizione” – Abruzzo, Molise e Sardegna- e il 20% alle altre regioni). Le notizie che provengono dalle scuole reali sono sconfortanti. Pur di accaparrarsi i soldi dei PON si sono tenuti Collegi dei Docenti urgenti e consigli di Istituto emergenziali per rispettare le scadenze ministeriali (21 maggio 2021). Molte delibere sono state fatte addirittura ex post rispetto alla richiesta di partecipazione della scuola al progetto con decisioni gestite direttamente dalla dirigenza scolastica che, in qualità di “progettisti” godranno di indennità specifiche.

Gli obiettivi dei PON erano e restano ancora generici. Si parla di  potenziamento delle competenze e all’aggregazione e socializzazione degli studenti, di ampliamento dell’offerta formativa per gli anni scolastici 2020-2021 e 2021-2022, integrando il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) della scuola, di “migliorare le competenze di base, di ridurre il divario digitale (coding e robotica, tinkering e makingmedia education), di potenziare le competenze relazionali, sociali, di cittadinanza attiva, di vita (life skills), imprenditoriali e di imparare a imparare nel rispetto delle norme anti-Covid”. Si propone ancora di ridurre la dispersione scolastica e di favorire il successo scolastico degli studenti attraverso interventi che riguardano l’educazione motoria, lo sport, il gioco didattico, la musica, il canto, l’arte, la scrittura creativa, il teatro, l’educazione alla legalità e ai diritti umani, l’educazione alla cittadinanza attiva e alla cura dei beni comuni, il laboratorio creativo e artigianale per la valorizzazione dei beni comuni. “I moduli didattici possono essere svolti in setting di aula flessibili e modulari oppure in contesti di tipo esperienziale o immersivo, anche all’aperto, nel rispetto delle norme sulle misure di sicurezza anti-Covid vigenti, anche in sinergia con gli enti culturali, sociali, economici del territorio”. Come è noto si tratta di attività che potranno essere svolte fino al termine dell’anno scolastico 2021-22 e si tratta i soldi che erano rimasti inutilizzati per i PON negli ultimi 5 anni.

Lascia basiti l’elenco delle finalità dei PON, così ampie e generiche da comprendere tutto e il contrario di tutto. In pratica: bisogna progettare, progettare, progettare. Bisogna poi trovare la schiera di entusiasti della didattica innovativa, di formatori, di formatori di formatori, ecc. cui attribuire il quantum previsto per le loro prestazioni. Le esperienze di molti dei PON posti in essere negli ultimi dieci anni non sono state esaltanti soprattutto per le regioni che dovevano approfittarne maggiormente (le regioni di convergenza del SUD). Più di due miliardi di euro dispersi in rivoli di progetti piccoli e grandi che sono serviti troppo spesso a pagare i professionisti dei progetti con ricadute scarse sulla qualità dell’offerta formativa.

Meglio sarebbe stato utilizzare i soldi dei PON per il rafforzamento della digitalizzazione dì nelle scuole e per creare spazi aggiuntivi per la didattica e le attività correlate implementando gli stanziamenti dedicati previsti nel PNRR.

Sarà interessante vedere alla fine del 2022 i risultati di questa esperienza PON. Siamo molto pessimisti.

Fabrizio Rebershegg

Fabrizio Rebershegg

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