PERCHÉ SPEZZARE UN CICLO? LA DIDATTICA CREATIVA

PERCHÉ SPEZZARE UN CICLO? LA DIDATTICA CREATIVA

di Montesquieu

La creatività è sempre una gran dote, ma deve avere almeno due caratteristiche che non la rendano una
iattura:

  • deve venire dal basso, dalle radici, da una spinta personalissima e svilupparsi secondo i mille rivoli
    dell’individualità; la creatività imposta dall’alto ha sempre fatto gran danni e si è rivelata distruttrice,
    ossimorica;
  • deve restare sostantivo, centrale nella sua azione trasformante e non divenire aggettivo, al servizio di
    qualche disciplina o branca del sapere, di cui poi disvelare l’incompetenza, proprio perché “creativa”
    La riflessione in premessa serve a illustrare metodologicamente le perplessità su di una decisione
    presa dall’alto (“creatività ministeriale”) in modo estemporaneo e burocratico, concernente la
    riapertura delle scuole secondarie di primo grado in zona rossa in modo frazionato.
    Le scuole medie riaprono infatti, ma solo al 33%: in base a un qualche criterio di logistica
    creativa si è stabilito di spezzare un ciclo di scuola che ha una struttura organizzativa e
    didattica unitaria con gli stessi insegnanti e le stesse materie curriculari. Le prime medie vanno a
    scuola tutte in presenza, peraltro affollandosi nelle medesime loro aule di prima, senza alcun
    dimezzamento, e le seconde e le terze stanno a casa avendo stabilito che il limite di
    trasmissibilità del virus non supera gli 11 anni, ripetenti permettendo…
    Sì, gli autobus in questo modo saranno un po’ meno affollati, ma una volta a scuola poi,
    verranno comunque stipati in un unico gruppo classe, con docenti che dovranno inoltre gestire
    a scavalco la DAD nelle altre due classi e che quindi occuperanno poi (tanto sono già a scuola)
    un’aula In solitario per completare il loro monte ore di lezioni, a scapito delle classi a distanza,
    fra tempi dilatati di connessione, problemi di comunicazione online e esigenze di compressione
    oraria, che comunque devono rispettare la suddivisione stabilita in collegio fra attività sincrone e
    asincrone. Si tratta di una misura che fin dall’inizio è risultata sia indigesta per le famiglie (almeno
    ai 2/3) sia di complicata attuazione per il personale scolastico, al punto da sconfessare le tante
    delibere dei collegi docenti relative alla DAD. La domanda di senso del titolo, quindi, rimane da
    precisare: perché non tutti a scuola oppure tutti a casa, evitando questo “spezzatino” di orario?!
    Sappiamo già quanti danni ha fatto la “finanza creativa”: anche se in campo educativo è
    certamente più difficile misurare un indice, la didattica ministeriale creativa rimane comunque
    difficile da gestire.

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