Nuovo anno senza telefonini a scuola? Speriamo

Nuovo anno senza telefonini a scuola? Speriamo

Il Ministro Valditara si è esposto con una circolare nelle scuole per limitare l’uso dei telefonini durante le lezioni.  Di fatto sono le stesse raccomandazioni che il Ministro Fioroni aveva emanato nel 2007.

Raccomandazioni poco rispettate

Raccomandazioni evidentemente non rispettate se il nuovo Ministro è stato costretto a rimarcarle. Siamo assolutamente d’accordo su tale decisione. Non serve essere pedagogisti o geni per sapere che l’attenzione alle lezioni o al lavoro scolastico laboratoriale può essere seriamente pregiudicato dalla presenza invasiva degli smartphone con i loro messaggi e comunicazioni continua.  Esiste una parte di sedicenti pedagogisti innovatori che vorrebbero ancora poter utilizzare gli smartphone per uso didattico. Costoro dimenticano o non sanno che le scuole sono piene di lim, tablet, computer e schermi interattivi che sono utilizzabili per tutte le attività didattiche. Senza telefonino in mano alcuni studenti saranno colpiti da astinenza da tossicodipendenza digitale. Se ne faranno una ragione e si abitueranno al fatto che la vita è una cosa reale e che le interazioni umane non mediate da strumenti di controllo digitale sono importanti.

Dove nascono i comportamenti

Questi comportamenti non nascono a scuola ma, come spesso accade, si diffondono tra i ragazzi nel loro tempo libero, con gli amici e, purtroppo, spesso in famiglia.
E al di là del tempo trascorso a scuola rimane sempre determinante la responsabilità educativa dei genitori, che diventa co-responsabilità (e non delega) quando i ragazzi entrano in classe. Serve dunque un atteggiamento comune, ad esempio mettendosi d’accordo collettivamente sull’età di consegna degli smartphone ai preadolescenti, sui contesti di utilizzo e sul loro accesso ai social.

Educazione di comunità

La scuola deve però assumere l’ambizione e l’obiettivo di promuovere una educazione di comunità al buon uso della tecnologia: una comunità educante che vada oltre i genitori e la scuola.

Ai ragazzi servono comunque 3 azioni parallele: 1 ) l’educazione ai media, 2) la guida e il controllo genitoriale e 3) un ambiente educativo coerente nel quale gli adulti di riferimento siano d’accordo su alcune regole comuni.

Confidiamo che la circolare di Valditara non faccia la fine delle raccomandazioni di Fioroni. I docenti devono essere i primi a farsi promotori della sua attuazione per evitare che, come troppo spesso succede in Italia, si facciano le norme senza poi rispettarle.

Ma è necessario anche andare oltre al solito divieto, stabilendo linee guida che sappiano creare percorsi educativi e formativi, con regole chiare e comportamenti coerenti da parte del mondo adulto che gravita attorno ai ragazzi.

Ora ci aspettiamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito batta un altro colpo.

Fabrizio Rebershegg

Fabrizio Rebershegg