NELLO STAGNO DEL COVID

NELLO STAGNO DEL COVID

L’apologo delle ninfee. Per recensire l’ultimo saggio del professor Luca Ricolfi, “La notte delle ninfee”, (gennaio 2021), dedicato alla epidemia del Covid-19, niente di meglio che iniziare con le sue stesse parole: “Guardando a ritroso l’anno terribile che abbiamo passato e pensando a quello che ci aspetta, è difficile non farsi prendere dallo sconforto”: proprio in questi giorni le vittime hanno superato la fatidica soglia di 100.000, proprio in questi giorni ricorre l’anniversario dell’inizio del lockdown, proprio in questi giorni i dati del contagio paiono impennarsi verso la temuta terza ondata. La realtà è come sempre in movimento, e, come un cucciolo irrequieto, è difficile fotografarla. Eppure, il libro ci riesce, raccontando la “favola” dello stagno (l’Italia, ci verrebbe da dire, la palude) e delle ninfee (i contagi) che ogni notte raddoppiano, sotto l’occhio negligente del custode (il Governo), ci fornisce una grande e tragica fotografia delle due ondate di epidemia che finora abbiamo vissuto.

La crescita inarrestabile. Si chiama crescita esponenziale, secondo la nota serie geometrica 1,2,4,8,16, ecc.: è facile gestirla con numeri piccoli ma impossibile fermarla con numeri grandi, in cui il raddoppio è effettivamente enorme. Ebbene il custode che doveva eradicare le ninfee inizialmente (prima ondata, da marzo 2020) si è distratto (mancanza di Piano pandemico, intempestività delle decisioni, ecc.), poi (seconda ondata, da ottobre) si è crogiolato su effimeri successi e presunte “diversità” del caso italiano (vedi l’estate scorsa) e in entrambi i casi le conseguenze sono state tragiche. Nel libro tutti i meccanismi della diffusione esponenziale del Covid in Italia sono perfettamente illustrati e inesorabilmente criticati, al punto da avanzare la tesi che una più efficace gestione governativa avrebbe quasi dimezzato le morti per il contagio. Una tesi piuttosto forte e molto dolorosa, ma suffragata da dati statistici, resi (quasi) avvincenti da una puntuale spiegazione del loro significato: far parlare le tabelle, questo riesce a fare il saggio di Ricolfi.

La scuola contagiosa. Poche sono le pagine dedicate alla scuola, ma da esse emerge una considerazione piuttosto nuova e scioccante: la tanto esecrata chiusura delle scuole ha comunque contribuito ad allontanare la seconda ondata e poi la successiva apertura ad incrementarla, una volta avviata. Basta prendere i dati regionali dei contagi rispetto alla riapertura delle scuole a settembre: dove si è aperto prima (7 settembre 2020) l’incremento è stato doppio rispetto a chi aperto per ultimo (24 settembre). Quindi la scuola veicola il contagio e purtroppo grandemente e la sua apertura determina gran parte della curva epidemiologica: un dato finora pervicacemente ignorato o per meglio dire non reso noto è che le scuole forse più dei ristoranti sono contributore netto dell’aumento dei contagi e che, anche se è una tragedia culturale se le chiudono e con loro tutto l’indotto, se le chiudono la situazione migliora. Ma bisogna appunto chiuderle bene, totalmente, magari per un breve periodo, ma comunque in modo integrale e tempestivo (cosiddetto lockdown duro) e senza eccezioni. È il fattore tempo che governa la prevenzione: prima si comincia prima il contenimento sarà efficace, se no dopo non basterà neppure lavorare di notte (metafora: il coprifuoco) per fermare l’inarrestabile raddoppio delle ninfee.

Stefano Battilana

Stefano Battilana

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