LO SCIOPERO DELLE MAIL

LO SCIOPERO DELLE MAIL

di Montesquie

Inizia il weekend e ci vorrà uno stacco dal continuo flusso di emergenze telematiche cui siamo sottoposti come utenti o eroganti di scuola. Capita quindi a puntino una riflessione che abbiamo ricevuto da un lettore, il quale propone una forma di “sciopero” assai poco costosa, ma che potrebbe risultare assai efficace, partendo dal famoso diritto alla disconnessione, ormai piuttosto negletto, introdotto dal CCNL 2016/18 , l’ultimo, tuttora in vigore, pur se scaduto.  Vale la pena di riportare testualmente la proposta:

“In tempi passati un piccolo sindacato inventò lo sciopero degli scrutini, che si dimostrò subito l’unica arma efficace del personale docente (fu poi prontamente bloccata dalla Legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, la 146/1990). Oggi si respira decisamente un’aria peggiore: la scuola superiore vede come unico periodo di ferie estive gli ultimi quindici giorni di luglio e i primi quindici di agosto. Una mia recente preside, tendenzialmente TDC, ripeteva di continuo che le vacanze estive sono troppo lunghe. Aveva, infatti, organizzato eventi ricreativi a fine agosto. Alla fine il badantato è l’unica funzione utile che il paese riconosce ai docenti: un badantato prolungato nel tempo e nello spazio a costi tendenzialmente vicini allo zero… Ma l’attuale pandemia, a parere dello scrivente, ci sta presentando una formidabile arma di sciopero: bloccare le email provenienti dalla scuola attivando il loro “respingimento” elettronico. Colleghi devianti spediscono email durante i periodi di chiusura della scuola, soprattutto la domenica. Lentamente, ma a grandi passi, si stanno aggiungendo i genitori…. Davvero non se ne può più! Si può attuare un simile blocco come forma di sciopero?”

I lettori ci scrivono

I lettori ci scrivono

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