In cambio della carta del docente (fino a quando?)

In cambio della carta del docente (fino a quando?)

Italia Viva, che deve difendere la riforma renziana della scuola incarnata dalla legge 107/15 (Buona Scuola), grida vittoria. Abbiamo difeso il bonus della carta del docente almeno fino al 2024. E dopo? Non si sa. In nome delle scadenze emergenziali del PNRR il Parlamento sta approvando il decreto 36 che introduce una sorta di “carriera” per i docenti che si pronano alla formazione di Stato organizzata dal nuovo e inutile organismo denominato Alta Scuola di formazione. Bianchi rivendica di aver introdotto la formazione dei docenti come elemento fondante della professione e dei possibili, e incerti, riconoscimenti stipendiali.

Sembra che passeranno alcune limitate modifiche al testo originario del decreto. Si parla di istituzione di percorsi abilitanti per tutte le categorie di insegnanti, di allungamento della fase transitoria per superare il precariato storico, di riapertura delle graduatorie di merito degli idonei nei concorsi e di revisione dello scritto per i concorsi a cattedra con eliminazione delle crocette. Sono tutte modifiche non significative che spostano a decreti attuativi gestiti dal Ministero dell’Istruzione l’applicazione politica e tecnica.

Sulla carta del docente le cose non sono ancora chiare.
Lo stanziamento di bilancio consentirà senza decurtazione di dare il bonus ai docenti a tempo determinato, fatto stante che i docenti di RC hanno riconosciuto tale diritto?
Per il pregresso, di fronte alla valanga di ricorsi proposti dai docenti con contratto annuale negli ultimi anni, ci sarà qualche ristoro?
Tutto resta ambiguo e confuso.

Si tratta della solita carota che nasconde un modello di scuola e una nuova etica della professione molto preoccupanti all’interno di una dimensione prevalentemente assistenzialistica e aziendale. Meglio sarebbe stato superare la logica dei bonus introducendo forti detrazioni fiscali strutturali  per i docenti per l’acquisto di materiali necessari alla professione e per una formazione liberamente scelta e implementare gli stanziamenti per lo stipendio tabellare che risulta, anche se fosse firmato un nuovo Contratto Nazionale di Lavoro, del tutto insufficiente e addirittura offensivo.

Fabrizio Rebershegg

Fabrizio Rebershegg

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