IL MINISTERO OBBLIGA ALLA PRIVACY NELLA DISTRIBUZIONE DEL FONDO DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA: INACCETTABILE

IL MINISTERO OBBLIGA ALLA PRIVACY NELLA DISTRIBUZIONE DEL FONDO DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA: INACCETTABILE

Il Dott. Stefano Versari, nuovo direttore del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Ministero dell’Istruzione, ha trovato il tempo in questa fase così complicata per il funzionamento della scuola italiana di emanare una circolare che pedissequamente applica il parere del Garante per la Protezione dei dati personali. “Il Garante ha ritenuto che Il quadro normativo vigente applicabile al c.d. “comparto scuola” non consenta agli Istituti scolastici di comunicare alle organizzazioni sindacali i nominativi dei docenti o di altro personale e le somme liquidate a ciascuno per lo svolgimento di attività finanziate con il c.d. fondo d’istituto”. Ancora: “L’esigenza di dare conto alle organizzazioni (sindacali) dell’impiego delle risorse del menzionato fondo può essere invece soddisfatta attraverso la comunicazione di dati di carattere aggregato quali, ad esempio, la quota complessiva del trattamento accessorio distribuito e la sua eventuale ripartizione per fasce o qualifiche senza comunicare i nominativi e le somme erogate individualmente a titolo di compenso accessorio. Rimane comunque salva l’applicazione della ordinaria disciplina che regola la conoscibilità degli atti amministrativi e, in particolare, il ricorso agli istituti dell’accesso agli atti di cui alla legge 241/1990 e al d. lgs. 33/2013, nei limiti e in presenza dei presupposti di legge la cui valutazione è rimessa a ciascuna istituzione scolastica”.

Tradotto: i dirigenti scolastici in applicazione dei criteri generali stabiliti dalla contrattazione di Istituto possono dare i soldi dell’accessorio a chi ritengono più adeguati senza che nessuno possa sapere chi sono e quanto prenderanno. Ai sindacati resta solo l’accesso agli atti richiesto caso per caso alla scuola.

Peccato che Ministero e “Garante” (di che cosa è garante un ente che non riesce a scalfire minimamente l’ingerenza totalizzante delle multinazionali della comunicazione e del commercio nella vita personale di tutti i cittadini?) si siano dimenticati che i soldi del Fondo dell’Istituzione Scolastica sono soldi dei lavoratori che i sindacati nel 1999, con l’esclusione della Gilda degli Insegnanti, hanno creato spostando parte delle risorse contrattuali dallo stipendio base al compenso accessorio immaginando una contrattazione di istituto che consentisse la sua ripartizione con la concertazione del sindacato. Un errore madornale. Era evidente che lentamente il FIS sarebbe diventato strumento di piccoli ricatti e oggetto di estenuanti contrattazioni per dividere tra i lavoratori della scuola somme misere rispetto alle funzioni cui erano chiamati. Ora è diventato non più fondo contrattuale, ma fondo della dirigenza scolastica che deve solo attenersi a criteri di ripartizione stabiliti nella contrattazione di Istituto, criteri di natura generale e che non consentono alcuna trasparenza nella retribuzione ai singoli lavoratori.

Erano intervenute negli ultimi anni diverse sentenze della magistratura amministrativa che imponevano invece la totale trasparenza nella comunicazione dei nominativi e degli importi almeno alle organizzazioni sindacali ma evidentemente il Ministero e il Garante non le considerano importanti.

E’ la prima volta che il Ministero interviene così pesantemente con una nota in merito alla contrattazione di Istituto  e consideriamo ciò come indebita ingerenza nelle relazioni sindacali e come misura preoccupante di una visione della scuola centrata sempre sul concetto di scuola azienda con a capo assoluto il dirigente scolastico legittimato a gestire anche i soldi dei lavoratori.

La nota di Versari che adempie alle pretese del Garante rappresenta anche il segno di un’amministrazione statale che preferisce la segretezza (di redditi, patrimoni, prebende varie, ecc.) rispetto alla trasparenza di dati che non dovrebbero offendere gli interessati se nulla hanno da nascondere. Si ricordi nel passato la polemica relativa alla pubblicizzazione dei dati sul reddito che poi ha portato alla totale secretazione in nome del fatto che i delinquenti avrebbero saputo chi era ricco e avrebbero tentato di derubarlo.  Così abbiamo saputo solo a grandi linee e con grande opacità che molti imprenditori dichiaravano (e dichiarano) un reddito inferiore rispetto ai loro dipendenti. Nella Pubblica Amministrazione i dirigenti sono riusciti addirittura a far nascondere ai cittadini i loro redditi con ricorsi mirati e vinti anche di fronte alla Corte Costituzionale.

Una situazione vergognosa indegna di uno stato civile.

Giovanni Pagina

Giovanni Pagina

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