ELEVARE IL CONTENZIOSO: LA “FASE B” DEI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI

ELEVARE IL CONTENZIOSO: LA “FASE B” DEI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI

Oramai, ricevere una contestazione di addebito dal proprio dirigente scolastico è diventata paradossalmente quasi una buona notizia. Infatti, il docente che la riceve, a parte lo sconcerto e lo sconforto in cui viene generalmente precipitato, rischia al massimo un richiamo scritto e nessuna sanzione pecuniaria o rallentamento stipendiale. Certo, esiste ancora qualche preside che tenta di sospendere i docenti, cioè togliere loro lo stipendio, almeno fino a dieci giorni, ma sono casi residuali e invariabilmente annullati dal Giudice del Lavoro. Esiste, infatti, una giurisprudenza consolidata per cui il dirigente scolastico ha solamente i poteri disciplinari conferitigli dal Testo Unico della Scuola (Dlgs 297/1994) e quindi non può andare oltre le tre possibilità canoniche della conclusione del procedimento: l’archiviazione, generalmente poco praticata pur se pienamente legittima, l’avvertimento o il richiamo.

Pertanto, sta succedendo che, fattisi accorti e indirizzati ad hoc da vari corsi e conferenze di servizio, i dirigenti scolastici trasmettano gli atti di ogni presunta violazione disciplinare per la quale ritengano sussistere i requisiti di maggiore gravità agli Uffici Procedimenti Disciplinari (UPD) del Provveditorato, i quali, nelle varie province, hanno ormai accumulato un cospicuo calendario di udienze, dovendo persino dedicare al disbrigo appositi funzionari amministrativi, per la rinnovata mole di lavoro sopraggiunta. In questo caso, i poteri sanzionatori dell’UPD sono piuttosto ampi: proprio perché interpellato su una presunzione di gravità, raramente archivia (il fatto sussiste sempre, nonostante la natura meramente inquisitoria del procedimento) e quasi sempre sospende oltre i 10 giorni oppure depenna o trasferisce, fino ad arrivare al licenziamento in tronco. Inoltre, è persino più difficile difendersi in sede di contraddittorio (il colloquio, obbligatorio per legge, in cui si confrontano le tesi difensive e accusatorie, tralasciando, per ora la notevole criticità per cui l’accusatore è anche il giudice del procedimento), proprio perché la contestazione dei fatti è piuttosto dettagliata e spesso contiene, tra le righe, un anticipo di giudizio. Non si tratta, infatti, di un procedimento imbastito in solitudine da un dirigente scolastico indaffarato o premuto da altre esigenze, magari steso in una pausa di lavoro, ma si tratta invece di un atto articolato, redatto da un funzionario che fa solo quello per lavoro ed è incardinato in una pubblica amministrazione che lo tutela da ogni conseguenza personale.

Il fenomeno è in notevole crescita e l’aneddotica fin qui raccolta non è confortante per chi vi venga precipitato: il suo diritto a difesa è più limitato o più oneroso, in quanto deve avvalersi più opportunamente di un avvocato, dovendosi misurare con un ufficio legale dedicato solo a quella funzione. La cosiddetta “Fase B”, dicevamo nel titolo: vi invitiamo a segnalarci casi particolari, in modo da poter approfondire.

Stefano Battilana

Stefano Battilana

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