Crisi di governo e contratto scuola

Crisi di governo e contratto scuola

L’ultimo contratto collettivo di lavoro della scuola è stato firmato in fretta a furia prima della scadenza elettorale di marzo 2018 sotto la pressione del governo Gentiloni che sperava di recuperare il consenso, perso, dei docenti e dei lavoratori della scuola dopo la pessima riforma di Renzi (legge 107/15 Buona Scuola..). Si riproducono di fatto le stesse condizioni per una firma quasi imposta dai partiti che stanno nel governo in carica solo per l’ordinaria amministrazione per andare in campagna elettorale cantando vittoria a favore dei lavoratori della scuola. Il contesto è simile: un contratto scaduto da anni, la perdita del potere d’acquisto degli stipendi, il peggioramento delle condizioni lavorative, il tentativo di far rientrare la formazione come attività funzionale alla docenza. Nel caso attuale ci sono alcuni elementi peggiorativi. Il quantum (la massa stipendiale) è di fatto già cristallizzata dalle precedenti leggi di bilancio. Non ci sono spazi per un suo allargamento. Al massimo si potranno chiedere somme una tantum per gli arretrati con corrisposti nel triennio precedente. Gli elementi peggiorativi sono derivati dal panorama economico e sociale generale: la crisi climatica, la guerra in Ucraina, l’inflazione da costi delle materie prime e dell’energia.

E’ quindi difficile ottenere più di quanto già stanziato. Le ultime offerte parlano di un budget totale di 2 miliardi di euro. Per i docenti a disposizione un aumento del tabellare pari a 102 euro al mese, cui aggiungere 16 euro per la valorizzazione docenti e 5,31 per il miglioramento dell’offerta formativa.

Per gli Ata, invece, l’aumento tabellare sarebbe in media di 75 euro al mese cui aggiungere 9,79 euro per la riforma dell’ordinamento professionale e 3,91 per l’accessorio. Tutto al lordo. Ci sono poi gli arretrati che si attesterebbero tra i 1.500 e i 3.000 euro, sempre lordi.

Il tutto si è complicato dopo l’approvazione del Decreto Legge 36 che prevede la formazione “obbligatoria” per godere di incrementi stipendiali una tantum. Ma lo stesso atto di indirizzo del Ministro Bianchi in merito al CCNL puntava molto su formazione e riconoscimento di alcune figure di sistema (coordinatori di classe, ecc.).

Sarà difficile andare alla firma di un contratto che introduce ulteriori oneri lavorativi come la formazione senza sensibili incrementi stipendiali. Due sono le strade percorribili: un contratto ponte solo sulla parte economica con gli incrementi stipendiali già definiti e senza alcun intervento sulla parte normativa, oppure rimandare al futuro governo l’onere e l’onore di fare una nuova proposta contrattuale.

Di fronte all’incertezza degli esiti elettorali l’unica strada percorribile è la prima. L’alternativa è aspettare le ulteriori grandi riforme della scuola che la nuova classe di governo intenderà proporre con tempi presumibili lunghi.

Fabrizio Rebershegg

Fabrizio Rebershegg

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