25 aprile, il messaggio revisionista del direttore dell’USR Marche

25 aprile, il messaggio revisionista del direttore dell’USR Marche

Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale delle Marche, Ugo Filisetti, dopo l’imbarazzante lettera del 4 novembre in cui faceva un copia-incolla del passaggio di un discorso di Benito Mussolini dedicato alla nascita dei Fasci italiani di combattimento (23 marzo 1919) – questo il testo del duce “L’adunata rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d’Italia che sono caduti per la grandezza della Patria…”, mentre Filisetti scrive “In questo giorno il nostro reverente pensiero va a tutti i figli d’Italia che dettero la loro vita per la Patria…” -, continua nella sua opera revisionista con il suo messaggio agli studenti delle Marche per il 25 aprile – se volete leggerlo potete farlo cliccando qui.

Il 25 aprile secondo Filisetti

Perché quello che scrive non è piaciuto a tanti (compreso ovviamente chi scrive)? Perché cerca – maldestramente – di riscrivere la storia. A cominciare dal significato della Festa del 25 aprile che secondo questo revisionista diventa “la data scelta per festeggiare la fine della seconda guerra mondiale in Italia”.

Filisetti non è uno studente che ha studiato poco, con questo strafalcione cerca di passare sopra un pezzo della nostra storia: il 25 aprile non è una data scelta da qualche burocrate come lui per festeggiare la fine di una guerra: il 25 aprile 1945 fu il giorno in cui il Cln proclamò l’insurrezione in tutte le zone occupate dai nazisti e dai fascisti repubblichini. Genova per esempio fu l’unica città europea in cui le forze armate del terzo reich si arresero alle formazioni partigiane, ed anche a Torino e Milano si liberarono dall’occupazione nazista prima dell’arrivo degli Alleati.

Fascismo e Resistenza

L’obiettivo di questo funzionario – come di tutti i revisionisti – è chiaro, minimizzare – in questo caso cito Calamandrei – “quel miracoloso soprassalto dello spirito che si è prodotto, quando ogni speranza sembrava perduta, in tutti i popoli europei agonizzanti sotto il giogo della tirannia interna ed esterna”, che “ha ormai ed avrà nella storia del mondo un nome: Resistenza”.

Una scelta consapevole, visto che nel suo testo non compare mai nessun riferimento a fascismo/nazismo e Resistenza. Nella pessima narrazione che ci viene spacciata con questo messaggio, chi combatteva da una parte o dall’altra viene messo sullo stesso piano: “Quell’immane conflitto ha visto un’Italia scissa e martoriata, un’Italia che si è fronteggiata per le rispettive ragioni, per i rispettivi sogni di cui era carica: uno scontro marcato dal ferro e dal sangue che ha diviso, frantumato”.

Basta con le “antitesi disperate” o le “demonizzazioni reciproche”, scordiamoci del fatto che, come scriveva Italo Calvino in “Il sentiero dei nidi di ragno”, “dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, chè di queste non ce ne sono”.

Non si salva nulla

Di questo messaggio non si può salvare nulla: la sintassi è zoppicante, ci sono errori di punteggiatura, e pure quando si riferisce alla Costituzione non si può fare a meno di notare che dovrebbe riferirsi alla nostra Carta non come alla “nuova” o a “questa”, ma semplicemente a “la” Costituzione – e ricordare che è nata dalla Resistenza e dall’antifascismo.

Non posso fare altro che aggiungermi al coro di chi pensa che Marco Ugo Filisetti non sia assolutamente adatto a ricoprire il ruolo di direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche. Il ministero dovrebbe intervenire, ma temo che non farà nulla…

Vittorio Borgatta

Vittorio Borgatta

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