Un disegno neogentiliano?

Un disegno neogentiliano?

Abbiamo trovato questo interessante intervento di Astolfo sulla luna nel blog di Gilda Venezia, e abbiamo deciso di riproporvelo qui.

Si fatica a riconoscere nell’attivismo del meritevole ministro dell’istruzione una visione complessiva di scuola, un’idea originale di come dovrebbe strutturarsi l’ambiente nel quale gli adolescenti italiani passano metà della loro vita. 

Proviamo allora a riesumare la gloriosa riforma del filosofo Giovanni Gentile che cent’anni fa creava dal nulla un sistema scolastico organico e coerente in un paese che non aveva mai avuto qualcosa di simile; se è vero che l’istruzione serve a creare il consenso dei futuri elettori, la riforma Gentile fu un tassello fondamentale del nascente regime fascista, che aveva assoluto bisogno da un lato di una classe dirigente fornita di una solida cultura “classica”, dall’altro di maestranze alfabetizzate e ammaestrate anche sul piano delle conoscenze tecnico-pratiche.

Finita la guerra, tale assetto della scuola sfornò ancora risorse umane al servizio del miracolo economico, finché i programmi riformatori dei primi anni ‘60 coinvolsero anche l’istruzione creando la scuola media unica e culminando nella nota liberalizzazione dell’accesso all’università.

Dopo di allora le riforme degli ordinamenti scolastici furono tutto sommato marginali, nonostante i vari tentativi di eliminare la distinzione fra “licei” e “altre scuole”: tale retaggio gentiliano non è niente affatto decaduto nella percezione degli “utenti” della scuola; anzi, nelle fasi di crisi socio-economica in cui il disorientamento prevale, la bulimia liceale si rafforza.

In questo quadro si inserisce perfettamente l’attuale mantenimento dei curricoli liceali, irrobustiti dal nuovo liceo del “prodotto italiano”, mentre per l’istruzione tecnica e professionale che fino alla svolta del millennio contava su numeri doppi rispetto ai licei si prospetta la decurtazione di un anno del percorso scolastico3.

A ciò si accompagna il progetto di segmentazione del mercato del lavoro domestico, da un lato in un settore altamente professionalizzato e remunerato, dall’altro in un settore poco qualificato in potenziale concorrenza con la manodopera di recente immigrazione; a far da “cuscinetto” fra i due, un terzo settore di tecnici, l’aristocrazia operaia e impiegatizia, sfornata dai costituendi istituti tecnici superiori.

Se quanto detto è vero, il dinamismo di Valditara si giustifica non solo col desiderio di lasciare un personale imprinting alla disastrata istruzione italiana, cosa che lo accomuna praticamente a tutti i precedenti ministri, ma con il progetto ben più ambizioso di modellare il nostro sistema di istruzione secondo i bisogni dell’attuale fase post-capitalistica, che impone una sfrenata competizione globale interna alle classi dirigenti politico-economiche a scapito delle middle class domestiche e a colpi di marginalizzazione dei poor workers del pianeta.
In breve, Gentile surclassato!

Redazione