Titolo: Le parole sono pietre

Titolo: Le parole sono pietre

Il ministro dell’Istruzione, prof. Patrizio Bianchi, intervenendo il 25 giugno al convegno “Ethics and Artificial Intelligence Confirmation”, promosso dalla Fondazione ASPEN a Venezia, secondo alcune testate giornalistiche avrebbe presentato il programma per la formazione dei docenti con queste parole: “in Italia, in 4/5 anni, dobbiamo riaddestrare 650.000 insegnanti per andare incontro ad insegnamento adeguato al futuro digitale e all’interconnessione globale che si è oramai prospettato”.

Premesso che ad un ministro non si chiede la patente di scienziato e che non è necessario un particolare titolo di studio per svolgere il mestiere di politico, basta il consenso elettorale, credo si debba pretendere da colui che riveste il più alto grado nel sistema dell’istruzione in Italia la conoscenza di un minimo di lessico generale e specialistico, perché proprio alle nostre alunne e ai nostri alunni spieghiamo che nella formazione di una cittadina e di un cittadino la forma è sostanza.

Per cui, se il ministro ha veramente usato il termine “ri-addestrare” per indicare l’aggiornamento (o la formazione) degli insegnanti due sono le possibilità: la prima non conosce la differenza tra “addestrare” e “aggiornare”, la seconda lo ha usato intenzionalmente e allora si capisce l’opinione che ha degli insegnanti (in entrambi i casi questo non gli fa onore).

Nel vocabolario che facciamo tenere sul banco a tutte le nostre studentesse e a tutti i nostri studenti il verbo “addestrare” nell’uso transitivo è riferito al genere animale: si addestra un cavallo al salto ad ostacoli, un cane per la caccia, e così via. Dispiace anche solo pensare che l’insistenza del ministro sulla questione, vedi la conversione del DL 36/2022, siano il risultato dell’opinione poco lusinghiera che emerge dalla sua affermazione nel convegno di Venezia sugli insegnanti.

Nel caso suggerirei al ministro di utilizzare il termine “aggiornamento” che è da preferire non solo all’offensivo “addestrare”, ma anche al più utilizzato “formare” perché una laureata o un laureato è già formata/o, quasi sempre ha anche svolto il tirocinio sul campo visto il numero abnorme di precari in servizio nella scuola. Si tratta quindi al più di aggiornare la propria professione.

Devo aggiungere che anche la successiva affermazione, riportata dalle testate giornalistiche, sul coinvolgimento delle “aziende del sistema globale” nella gestione dell’aggiornamento degli insegnanti mi preoccupa perché non tiene conto di tutte le critiche emerse in questi due anni di pandemia proprio alla gestione delle piattaforme digitali da parte delle “aziende globali”.

Così come mi preoccupa che un ministro, sempre secondo fonti giornalistiche, affermi che le “aziende globali” dovranno insegnare ai docenti di matematica, di materie umanistiche e così via ad “interpretare in modo corretto i nuovi linguaggi che devono usare ai vari livelli”. Proprio sull’importanza dei nuovi linguaggi, ma soprattutto sulle criticità e persino sui danni provocati da questi presunti nuovi linguaggi oramai esiste tutta una letteratura critica, in particolare consiglio i saggi del prof. Manfred Spitzer che al ministero dovrebbero leggere prima di lanciarsi in campagne di “addestramento” dei docenti.

Gerolamo Rivolta

Gerolamo Rivolta

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