TEMPI MODERNI

TEMPI MODERNI

di Montesquieu

Il sogno è terribile, praticamente un incubo: faccio lezione a una platea di bimbi turbolenti (as usual) e la parete di fondo è un vetro spesso, tutto a specchio. Dietro, come negli “acquari” per gli interrogatori di polizia, una platea, non meglio precisata e per me anonima e imperscrutabile, di genitori dei suddetti alunni o parenti o familiari o nonni o curiosi di genere. Magari qualcuno vede un mio piccolo fremito di polso, uno iato di insofferenza e ne ricava il trailer (la prova provata e decontestualizzata) che sono un abusatore di mezzi di correzione. Tante carriere sono finite così, nelle aule dei Tribunali e nei pianti della depressione.

Per fortuna mi sveglio, sudando freddo, la realtà è diversa, mi dico: ho ancora il mio totem, la libertà di insegnamento e il difensore dei miei diritti, il collegio docenti. Eppure, quando arrivo a scuola sono convocato in presidenza e mi viene detto che c’è una richiesta di istruzione domiciliare, ma in streaming, in sincrono, come si usa dire oggi. In pratica, le mie lezioni verranno registrate e fruite da casa e chi mi vede mi vede, è solo per un alunno, per carità, un caso fragile, abbia comprensione, se rifiutiamo ci portano sui giornali, mica è tutta la classe, al momento…

Ci siamo, questa è la nuova scuola on demand: un genitore chiede e l’istituzione provvede. È il Covid, bellezza: dopo averci chiuso in casa, chiuso i cinema e le cene serali, ora sacrifichiamo l’ultima vittima simbolica, la libertà di insegnamento. Che faccio?! Sono troppo vecchio per queste cose, sono un insegnante tradizionale, io, anche se non abbastanza vecchio per andarmene in pensione.  Non voglio far lezione in un acquario, questo impaccio uccide la mia professionalità. C’era una volta, nel bene o nel male, un profilo di assoluta individualità nell’insegnamento, entravi in classe e chiudevi la porta: non eri una monade, ma un educatore con libertà di mezzi e solo un obbligo di fini, il programma da rispettare.  Vecchi tempi, come me, d’altronde, non mi resta che sperare nel futuro, nella fine di questa pandemia che ha annientato le mie libertà (per limitare la diffusione del contagio, of course), e che da ultimo ha messo sull’altare la mia autonomia professionale. Non sarò solo, lo immagino, ma ognuno di fronte all’attuale pret-a-porter dell’istruzione è solo a modo proprio e l’utenza decide del suo mestiere.

Testimonianza immaginaria, ma non tanto, di un docente della scuola primari,a stravolto dai tempi moderni…

I lettori ci scrivono

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