Stare a scuola è stare nel Mondo

Stare a scuola è stare nel Mondo

La figura dell’insegnante è in crisi, stiamo assistendo all’involuzione da educatori ad enciclopedie ambulanti, distributori di nozioni che fomentano il disinteresse per la realtà tra gli studenti e il risultato è l’alienazione, un distacco non solo dallo studio, ma dalla vita scolastica in generale. Una vita i cui cardini sono la conoscenza, le relazioni, gli incontri, la comunicazione, in una parola, la cultura. La formazione dei giovani e delle loro coscienze avviene per via di un percorso di vita che ha come fondamento la partecipazione alla vita stessa, alla vita del Mondo.

La scuola deve innanzitutto offrire agli studenti la possibilità di esprimere se stessi in tutto e per tutto a prescindere dal sapere che si può apprendere, non deve mancare il tempo per il confronto perché è inaccettabile che si esca da scuola, una volta diplomati, preparati su tutto tranne che su noi stessi. Non serve a niente conoscere le nozioni sia esse di matematica o di filosofia e non riconoscere la realtà in cui viviamo ogni giorno. Non possiamo trascurare il Mondo. Siamo in un momento storico in cui i problemi sono tanti e le soluzioni poche e di certo scoraggiare a priori le nuove generazioni facendole chiudere a riccio non aiuta, anzi genera un clima di terrore e odio che si ripercuote non solo negli atteggiamenti tenuti a scuola, ma, anche fuori dalla scuola stessa. Un’eredità che le nuove generazioni si porteranno dietro dopo il diploma, giungendo così all’università o al lavoro con una disillusione tale da rendere la loro vita ancora più dura. È necessario recuperare l’importanza della comunicazione, di ciò che ci rende uomini, e la scuola è il luogo adatto in tal senso.

Riprendiamo a parlare e ad ascoltare in classe, tra i banchi, smettiamola di imparare forzatamente per conquistare il voto più alto o per compiacere i genitori. Torniamo a scuola per imparare il nostro senso della vita, non quello più giusto o sbagliato, ma il nostro. È più importante conoscere una minima parte di se stessi piuttosto che un’intera pagina di storia.

Luciano Carrubba

Redazione

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