SE LA DAD È IL MENO LA DID È PEGGIO

SE LA DAD È IL MENO LA DID È PEGGIO

di Montesquieu

Ce lo siamo detto tante volte: durante il lockdown, di cui ora ricorre il triste anniversario, la DAD è stata l’unica soluzione per salvare la relazione educativa. Ne abbiamo apprezzato la necessità e financo l’ingegnosità, ma sempre sottolineato la natura emergenziale, nell’attesa di tornare alla “scuola normale” in presenza. Normalità che è durata assai poco, forse neppure un mese dalla ripresa autunnale, dal momento che poi è arrivata la seconda ondata del Covid a partire dai primi di ottobre 2020. Il fatto è che, nel frattempo, sia con l’introduzione delle zone differenziate a colori sia con le indicazioni ministeriali e governative, tendenti a garantire l’inclusione scolastica, la DAD è stata soppiantata da un altro acronimo molto più inefficace: la DID. Didattica Integrata Digitale: già i termini sono più tecnici, di chiara matrice pedagogese e fin da subito ci hanno messo in sospetto. Tuttavia, siccome la DID era nata per favorire la presenza almeno in parte degli studenti, prima 75% poi 50% alle superiori, l’abbiamo accolta come un male necessario, Ora però, immaginate come può svolgersi questa versione ibrida, in cui il docente quotidianamente deve fare lezione con un pubblico reale davanti a sé e un pubblico virtuale, magari distratto magari affiancato da altre non consentite partecipazioni, collegato da casa. La relazione educativa è resa difficile dal doppio ambiente di lavoro, non è possibile l’immediatezza o la disinvoltura, con in più una possibile registrazione da remoto che incombe, non è neppure possibile rispettare una scaletta di preparazione, perché in classe interagiscono in modo non prevedibile.

Si hanno nel contempo gli svantaggi del collegamento sincrono e quelli della diffusione in asincrono. Tuttavia, finora si è fatto di necessità virtù, si è cercato di limitare la diffusione di scambio del contagio- Purtroppo, anche con gli alunni più piccoli (in zona rossa è chiusa anche la scuola dell’infanzia). La DID quindi è assai più faticosa per il docente, inefficace per lo studente e non risolve, se non in parte, la necessità del distanziamento. Molto più efficace sarebbe una lezione condotta con modalità omogenee e in sicurezza, fatta dalla propria abitazione o da scuola, se non si dispone di una efficace connessione. L’abbiamo già scritto: sono i “tempi moderni” della didattica: non piacciono ai docenti tradizionali perché appaiono solo un simulacro della lezione d’aula, nostalgia di un passato che comunque funzionava.

I lettori ci scrivono

I lettori ci scrivono

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *