Riforma dei tecnici e professionali, avanti senza dialogo e secretando i testi

Riforma dei tecnici e professionali, avanti senza dialogo e secretando i testi

Riproponiamo questo interessante intervento pubblicato da Gianni Tagliapietra sul blog della Gilda Venezia.

Stanno girando sottobanco bozze provvisorie di un Decreto del Presidente della Repubblica relativo alle riforme degli Istituti Tecnici e Professionali. I provvedimenti sono collegati alla necessità di porre in essere le varie “missioni” inserite nel PNRR, una delle quali, per l’istruzione, prevede appunto il riordino dell’Istruzione Tecnica e Professionale. Dai primi commenti appare evidente che si sta preparando in questa fase una grande controriforma dell’Istruzione Tecnica, già pesantemente provata dalle riforme Gelmini del 2008-2010.

Sullo sfondo c’è la questione dell’autonomia differenziata che consentirebbe il passaggio di molte competenze in merito all’Istruzione dalla Stato alle Regioni. In particolare oggetto della devoluzione dovrebbe essere sicuramente l’istruzione professionale e, se compresa negli accordi tra Stato e Regioni interessate, anche l’Istruzione Tecnica. Le bozze del decreto sugli Istituti Tecnici infatti delineano un rapporto strettissimo con il territorio e con le esigenze dell’economia e delle imprese caratterizzanti i territori locali.

Lo stesso Calderoli, cui è stata data la delega sull’autonomia differenziata ha in più occasioni ribadito le sue perplessità circa il passaggio di tutta l’Istruzione dallo Stato alle Regioni (infanzia, primaria secondaria di primo grado, Licei). Per questo oggetto delle competenze possibili attribuite da subito alle regioni che vi vogliono avvalersi dell’autonomia differenziata restano probabilmente solo gli Istituti tecnici e , soprattutto, i professionali. Per i Licei bisogna saper leggere tra le righe il modello del Liceo Made in Italy che amplia il peso delle esigenze del territorio pur mantenendo linee guida e organici stabiliti a livello nazionale.

Ricordiamo che il percorso dei decreti presentati in bozza ai sindacati, e dei quali al momento non ci sono informazioni dettagliate, prevedono il parere del CSPI, la deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri, il parere della Conferenza Unificata, il parere del Consiglio di Stato, i pareri delle Commissioni Parlamentari  competenti e infine l’adozione formale da parte del Consiglio dei Ministri. I tempi sono apparentemente lunghi, ma Valditara vorrebbe far partire i nuovi Tecnici da settembre 2024 come previsto dalle scadenze del PNRR. Prepariamoci quindi ad una probabile accelerazione delle procedure che scavalcherà il dialogo con i sindacati e  i docenti.

Vediamo quali sarebbero i punti qualificanti della riforma che, al momento, interesserebbe solo gli Istituti Tecnici.

  • Si impone il modello dell’insegnamento per competenze (i saperi vengono messi in soffitta) finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro con una didattica laboratoriale e con compiti di realtà (?) anche in contesto lavorativo, trasversale, multidisciplinare,  ecc.
  • Si dimentica l’insegnamento delle scienze motorie nei quadri orari.
  • Il curricolo si distingue tra un’area generale nazionale e un’area flessibile comprensiva di “aree territoriali”. L’area flessibile avrebbe un peso di almeno il 50% dell’orario con particolare riferimento all’ultimo triennio.
  • Si fanno partire i PCTO dalla seconda classe.
  • Si costituisce un Ufficio Tecnico in ogni Istituto possibilmente affidato a classi di concorso in esubero.
  • Si mette mano ai CPIA che devono attivare percorsi di Istruzione Professionale e Tecnica adeguati alle esigenze del territorio.
  • Si prevede il coinvolgimento delle imprese del territorio nonché del mondo delle professioni anche con “condivisione di risorse professionali con le imprese”. Tradotto: alcune discipline potranno essere insegnate da esterni provenienti dal mondo delle imprese.
  • Si affidano agli insegnanti tecnico-pratici spazi autonomi di intervento, in pratica alcune ore potranno essere anche senza compresenza del docente di materia.
  • I docenti saranno oggetto delle prevedibili attività di formazione per insegnare loro come insegnare in modo “innovativo”.
  • Si prevede la metodologia CLIL nell’ultimo triennio  per almeno un terzo delle ore di una disciplina non linguistica. Eventuali docenti di conversazione non previsti in organico potranno esser assunti con contratti di prestazione d’opera.
  • E’ previsto il “certificato delle competenze”  a cura del consiglio di classe.
  • Nell’ultima classe è possibile coordinare l’attività didattica con gli ITS.

 Tutto questo dovrebbe essere accompagnato da un “osservatorio nazionale per l’istruzione tecnica e professionale”. Tutto questo sarà fatto SENZA ULTERIORI ONERI PER IL BILANCIO DELLO STATO (sic!).

Come si può notare mancano i quadri orari suddivisi per discipline degli Istituti Tecnici, manca un riferimento chiaro all’organico prevedibile. Il Ministro ha assicurato che non ci saranno esuberi, ma è probabile che sarà tagliata una quota di organico di fatto riducendo le risorse dell’organico complessivo.

E’ una riforma che svende un patrimonio culturale dello Stato alle imprese e alle esigenze produttive di breve periodo del territorio. Non a caso la riforma è fortemente sostenuta da Confindustria e dalle principali associazioni di impresa e delle professioni. 

Nel nostro Paese l’impresa non ha la capacità di formare il personale. Ha bisogno che i docenti della scuola statale diventino funzionali alle sue esigenze. La scuola diventa un ufficio di formazione e di collocamento governato dalle imprese.

In questo contesto è necessario vigilare, controllare, opporsi. Soprattutto bisogna aprire un dibattito culturale nella scuola superiore per difendere il suo ruolo che non può essere ancellare alle esigenze economiche del momento.

Redazione