La scuola dell’Infanzia e l’emergenza Covid

La scuola dell’Infanzia e l’emergenza Covid
I Lettori ci scrivono

Gentile Ministro Azzolina,
nel nostro paese, si sente a più voci chiedere (da chi non conosce affatto la Scuola dell’ Infanzia ) che ci sia al più presto la riapertura delle Scuole dell’Infanzia, poiché le mamme lavoratrici hanno bisogno, “altrimenti l’economia non riparte, il paese non riparte “. La Scuola dell’Infanzia è il primo luogo in cui le bambine e i bambini, fuori dalla loro famiglia, imparano a fidarsi di altri adulti e a socializzare con i coetanei. Imparano con gli altri bambini a condividere, abbracciarsi, accarezzarsi, prendersi per mano, fare i girotondi, scambiarsi i giocattoli, l’inizio della condivisione, della solidarietà. Tutto ciò farà sì che loro crescano consapevoli e rispettosi degli altri, iniziano ad allargare la conoscenza dell’ambiente sociale in cui vivono per diventare i futuri cittadini del mondo. I bambini sanno che la mattina quando si staccano dalla loro mamma c’è la maestra che li accoglie, stringendoli tra le sue braccia, sanno che se hanno bisogno di una coccola possono inventarsi “che fa loro male il pancino” così vanno dalla maestra e lei con un massaggino e una formula magica, creata apposta per loro, fa passare tutto, troveranno da lei il conforto, il sorriso e l’abbraccio giusto.


Le maestre della Scuola dell’Infanzia sono solite, se una bambina o un bambino in classe si sente improvvisamente male, a prenderla/o in braccio, misurare la temperatura e in caso di febbre tenerla/o in braccio sino all’arrivo del papà o della mamma.
Noi maestre della Scuola dell’Infanzia puliamo nasini che colano, diciamo alle bimbe e ai bimbi di non mettere i colori e i giocattoli in bocca, perché sa Ministro lo fanno sempre e poi se li scambiano tra loro, perché sono bambini. Abbiamo sentito parlare di una scuola del nord che ha avuto la brillante idea di voler riaprire la scuola dell’infanzia dotando le bambine e i bambini di un apparecchio elettronico da polso, che vibra e suona se si avvicinano troppo tra loro, come i braccialetti elettronici dei carcerati agli arresti domiciliari. Ma di cosa stiamo parlando??? Volete riaprire
luoghi così strutturati? All’ora non chiamateli “Scuola dell’Infanzia “ chiamatela sale di custodia, baby parking blindati, ma non “SCUOLA”.
Noi maestre dell’infanzia siamo preoccupate perché possiamo spiegare ai più grandicelli (4-5 anni), che hanno purtroppo vissuto l’arresto drammatico con la chiusura della scuola, spiegato insieme alle famiglie con video messaggi iniziale, per tranquilizzarli sul virus cattivo, sul mostricciattolo dispettoso, che per motivi di sicurezza dobbiamo stare
attenti a non metterci le mani, in bocca, nel naso, negli occhi a non giocare troppo ravvicinati. Possiamo farlo vivendolo con loro come un gioco, così come quando facciamo le prove di evacuazione, loro ci conoscono, anche se quest’anno siamo stati lontani, ci proveranno, ma non abbiamo la certezza come già detto che qualche abbraccio non avvenga, che non ci si scambi i giochi che in quel momento si stanno usando, sono bambini, signora Ministro.
Quando questo avverrà, nell’eventualità di contagi e di tutto ciò che di terribile può avvenire, visto la non conoscenza di questo virus ancora oggi in cui scriviamo, dove virologi di fama mondiale, dicono ancora la loro, dove neanche la scienza é unanime, proprio per l’origine nuova e sconosciuta, di chi sarà la colpa? Delle insegnanti che non hanno ben
vigilato sul piccolo gruppo, dato che di piccoli gruppi si parla?.
L’altra grande preoccupazione per i piccoli di tre anni, i nuovi arrivi dell’anno scolastico 2020-2021 che non conoscono compagni, che non conoscono maestre, che non conoscono l’ambiente, in quanto é mancata la continuità con il nido, per non parlare di bimbi che il nido non l’hanno mai visto , come si potrà rassicurarli, calmare i loro pianti, con un distacco drammatico dalla mamma che non potrà varcare sicuramente la porta della scuola?
I bambini hanno bisogno di ambienti sereni, si parla di bimbi piccoli stressati a stare con i genitori, certo le famiglie non erano abituate a trascorrere parte del loro tempo con i propri figli.
In ambienti così blindati non creiamo uno stress psicologico ai nostri piccoli bambini?
Ci pentiremo di scelte forzate legate a problemi lavorativi ?
Sarà meglio curare lo stress da distanziamento sociale in scuole blindate o quello di vivere all’interno della famiglia presa dei problemi lavorativi?
Questa é la dura realtà nostra società.
Noi non siamo psicologhe per valutare quale sia il danno minore.
Forse, é giunto il momento di riappropriarsi di ritmi diversi di vita, di riscoprire insieme nelle famiglie la natura, il tempo che passa, gli affetti, occorre riprendere la presenza a scuola, ma rispettando le esigenze delle diverse età anagrafiche degli allievi a noi affidati. Il loro inserimento in un ambiente a loro sconosciuto sarà drammatico, quale danno psicologico subiranno questi bambini? Come potremmo formare la loro autostima, la loro fiducia nell’altro, se li portiamo via dall’affetto a loro più
conosciuto senza dare la possibilità alle mamme di intrattenersi con loro per brevi momenti nella ricerca di un gioco che sia a lei/lui gradito? A questi nuovi piccoli di tre anni, offriremo un ambiente in cui gli insegniamo a non avvicinarsi agli altri, a non abbracciare i compagni di viaggio, a diffidare di chi ti si avvicina troppo, a non percepire il calore di una mano
che si tende verso la sua, a non vedere il sorriso benevolo e amorevole della maestra?
Gli insegneremo forse per sempre e in modo indelebile a non fidarsi, faremo di lei e di lui un essere “asociale”. La scuola non può fare questo, non è nella sua natura, non é per ciò a cui è stata preposta.


1 Da quando é scoppiata l’emergenza Coronavirus ed é stata sospesa la didattica in presenza. Le scuole, non con poche difficoltà, si sono dovute attrezzare per le attività di didattica a distanza, così come richiesto dalla normativa. Il primo scoglio che ci si é trovati ad affrontare é la scarsa digitalizzazione del nostro Paese, che ha colto impreparata la nostra
scuola. La nostra scuola che, nel succedersi di governi in questi anni da sinistra a destra, non ha avuto mail il giusto riconoscimento del valore educativo a cui é preposta dalla Costituzione Italiana, ma bensì é stata sempre, insieme alla Sanità, alla mercé dei tagli economici finanziari.
Occorrerebbe ricordare sempre che il futuro é nella Scuola, il futuro é nella Vita, senza queste due grandi pilastri c’é il nulla, il timore che questa terribile pandemia non abbia insegnato, dove vanno indirizzati gli investimenti di un Paese che vuole progredire, E’ FORTE . Basti pensare che non vi é nessuna seria riflessione dei grandi potenti sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici, alla distruzione del pianeta.
Molte famiglie si sono trovate a gestire figli e smart-working senza nessuna preparazione, e talvolta senza pc e Gb a sufficienza per tutti i componenti della famiglia, per cui ogni giorno si é dovuto scegliere chi penalizzare, nonostante le scuole abbiano fatto fronte con tutte le poche tecnologie presenti nelle proprie sedi, avvalendosi del comodato d’uso,
perché come sempre gli stanziamenti governativi non arrivano sull’immediato, tutto per cercare di non lasciare indietro
nessuno, di non escludere nessuno. La didattica a distanza, così come è partita, disorganizzata e accomodata, era tutto ciò che si é potuto fare su due piedi in questa emergenza, ma non é assolutamente percorribile seriamente, non é opportuna e perequativa. E’ impossibile
conservare il senso di appartenenza, la partecipazione, l’empatia, il coinvolgimento, l’amicizia, le interazioni che caratterizzano fortemente anche la scuola primaria che per tipologia di insegnamento/apprendimento richiede una costante e attenta trasmissione in presenza, ma anche chi insegna musica, che ha uno strumento, come può un docente trasmettere attraverso una video – lezione la corretta gestione di mani, postura del corpo, ecc., il rapporto di fiducia, di sostegno, di stimolo a migliorarsi fatto di sguardi, sorrisi, approvazioni e perchè no, anche di rimproveri per
l’errore commesso, per la lezione di storia non studiata approfondendo il proprio senso critico, ma tutto ripagato dalla vicinanza, la presenza di quell’adulto che ti spinge a provare a continuare, con una pacca sulla spalla da buon amico, non é possibile viverlo e trasmetterlo in una video-lezione.
E’ innegabile che i soggetti “deboli” sono stati quelli più fortemente penalizzati da questo isolamento sociale, per gli alunni affetti da disabilità l’assenza forzata dall’ambiente scolastico ha comportato una grande perdita dal punto di vista psicologico, l’assenza di rapporti interpersonali per loro indispensabili, in quanto fulcro centrale di riferimento per
accrescere la loro partecipazione collaborativa alla vita della comunità di cui sono parte integrante, e qui va fatta un’altra riflessione sui limiti e sulle contraddizioni di una società in continua evoluzione.
Una società con nuove povertà e diverse forme di emarginazione, che si scontrano con risposte lente, insufficienti da parte di uno Stato che nonostante questa pandemia non sembra così consapevole della situazione di crisi dei due pilastri più importanti per l’essere umano la Sanità = Vita e la Scuola = Futuro, dell’imprenscindibilità di investire grandi risorse immediate per far ripartire le scuole e per salvaguardare la vita dei cittadini, visto il timore, ma come ci insegna anche la storia su passate pandemie, di un ritorno dei contagi, talvolta, ancora più grave del precedente, certo non abbiamo e non continuiamo ad investire abbastanza sulla ricerca, ma siamo bravi a far fuggire le nostre menti all’estero.
Il distanziamento fisico e sociale ha distrutto le nostre abitudini, va ripensato tutto il nostro vivere quotidiano,occorre rallentare e riappropriarsi degli spazi, dei tempi, del sapere e dell’agire, tenendo conto delle diversità individuali di ognuno. Le soluzioni per l’eventuale rientro a settembre in presenza va calibrato e studiato, occorre signora Ministro che
lei ricordi che la scuola italiana é una scuola con un organico docente e ATA “vecchio” .
Vecchio, non di idee, vecchio per età, molti dei quali, proprio per l’età, con patologie certificate, e se nel tempo del lokdown le persone di questa età non dovevano uscire e avere contatti, perché soggetti ad alto rischio, come si pensa di metterli ora in situazione di sicurezza?
Sicurezza in un ambiente scolastico, come fino ad ora detto, fatto di coccole, abbracci, strette di mano, ed é fortemente deducibile che più l’età degli allievi é minore, più salgono i rischi per gli adulti che devono occuparsi di loro, dai collaboratori scolastici che si prendono cura della loro igiene personale al docente che culla il bimbo/a che ha appena lasciato la sua mamma? Chi né sarà il responsabile nell’eventualità di un contagio? Chi ne pagherà le conseguenze civili e penali, i dirigenti scolastici,(datori di lavoro) gli R.S.P.P. , i Comitati Preposti all’interno delle singole scuole per
adattare i protocolli nazionali alla proprie realtà scolastiche?
In tutti i settori vi é questa preoccupazione delle conseguenze penali nella probabilità di contagio, i singoli non possono essere lasciati soli, abbandonati, va fatta chiarezza su questo importante aspetto, il Governo, lo Stato tutto, non può esimersi da questo compito.
Occorre tener conto del Decreto Legge 81 del 2008, e delle linee guida Inail in tempo di COVID 19, in quanto aspetti preliminari, fondamentali ed imprescindibili quali punti di partenza per una scuola ai tempi dell’epidemia: in primis le Indicazioni Sanitarie e la messa in completa sicurezza di minori e adulti, che con ruoli diversi, sono il tessuto sociale
della nostra scuola e il futuro del nostro Paese.
L’altro aspetto da tenere in alta considerazione la centralità degli studenti, delle ripercussioni psicologiche, delle disabilità e delle difficoltà di apprendimento.
Sapendo che abbiamo architetture scolastiche molto difformi sul territorio nazionale, ma anche sullo stesso territorio, riusciamo a coniugare Indicazioni sanitarie e Sicurezza per tutto il corpo scolastico con centralità degli allievi?
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Abbiamo un’idea così forte, per riattivare la scuola in presenza sciogliendo tutti i nodi: quali spazi adeguati e sicuri, trasporti, mense, tempi scuola ordinamentali, connettività, finanziamenti sull’edilizia scolastica e tecnologia multimediale, aumento degli organici ATA e docenti?
In questi giorni si é parlato molto sul valore della relazione educativa in presenza, ma questo valore, proprio della scuola, non può essere passato ad associazioni, cooperative educative e quant’altro, l’insegnante é colui che trasmette cultura, sapere, in quanto facente parte di un’istituzione preposta costituzionalmente, non vorremmo l’ennesimo tentativo di attacco alla Scuola della Repubblica.
E’ necessario ripartire dalla revisione del D.M. 81/2008, aumentando i metri quadri per ogni persona presente in aula, quindi aumentare i locali che i Comuni mettono a disposizione, si devono ridurre i numeri degli allievi per sezioni e classi, di conseguenza occorre aumentare il numero dei docenti, senza dimenticare l’aumento dell’organico Ata, soprattutto dei collaboratori scolastici per poter procedere alla sanificazione/igienizzazione degli spazi almeno 3 volte al giorno, visto che in contemporanea devono anche ottemperare a sorveglianza/vigilanza/assistenza dei medesimi.
Bisogna smetterla di usare formule aritmetiche per calcolare il fabbisogno di organico docente e non docente, che crea tanti problemi negli Istituti formati da più plessi su più Comuni.
E’ ora che il Paese investa nel FUTURO e quindi nella Vita.
Buon Lavoro Ministro.
Magda Porcaro
Insegnante Scuola Infanzia. (Lamezia Terme – Caltanzaro)
Enza Di Blasi
Insegnante Scuola Infanzia (I.C. Vigone – Torino)

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