Riceviamo una lettera di una collega precaria

Riceviamo una lettera di una collega precaria

Gentilissima redazione,
anch’io, come molti altri docenti in questo periodo, ho vissuto l’esperienza della transizione dall’attesa paziente e comprensiva dell’approvazione democratica del DL Scuola, all’attonita incredulità e indignazione per la becera giravolta che il Governo sta mettendo in atto in materia concorsi.In merito a questo, vorrei condividere qualche riflessione, forse ridondante, ma che ho bisogno di esternare. Non frequento molto i social e non ho mai seguito in modo ossessivo i post dei nostri politicanti. In questo momento, tuttavia, mi sento in ostaggio della rete, in attesa spasmodica di notizie e aggiornamenti che arrivano a singhiozzo, in modo parziale, fazioso e contraddittorio, acutizzando in questo modo uno stato di stanchezza mentale, di ansia e di incertezza che, no, noi insegnanti non meritiamo di provare. Non rimarco quanto, in questo frangente, il  “fare scuola” (DAD etc etc…) abbia richiesto uno sforzo considerevole, umano e professionale, in una situazione complessa come mai prima d’ora.Provo un sentimento, sicuramente condiviso con molti colleghi, di assoluta ingiustizia subita e di umiliazione, rispetto alla gestione dei concorsi scuola, mutevole si può dire di giorno in giorno, ormai da settimane.La prima riflessione riguarda la (mancanza di) onestà, trasparenza e disponibilità di alcuni politici che in questo momento si trovano ai vertici decisionali rispetto a quelle che sono le questioni scuola. Paradigmatico il profilo della senatrice Granato: mi sono trovata più volte a leggerne attonita i post su Facebook e i commenti sottostanti; volendo anche tralasciare il contenuto di questi post, sul quale si può essere d’accordo o meno, quello che mi sconcerta profondamente è la modalità di condivisione del pensiero della senatrice Granato, assolutamente unidirezionale, per nulla aperta al confronto e al dialogo, aspetto questo generalizzato ed evidente da mesi all’interno dell’attuale Ministero, reticente a qualsivoglia giustificabile e legittima messa in discussione. Post e commenti contrari alle idee della Sen.trice Granato sono sistematicamente cancellati e non esiste forma di confronto all’interno della sua pagina social ufficiale. Fatto, questo, gravissimo e non nuovo, perché purtroppo sappiamo benissimo quale sia l’abilità pentastellata di “impermeabilizzare la rete”. Sostanzialmente di far prevalere il pensiero unico (anche se falso): racconta mille volte una bugia e questa diventerà realtà. Fra queste bugie, vorrei in particolare sottolineare quella relativa alle modalità di espletamento del concorso straordinario, come noto oggetto della diatriba all’interno della maggioranza.Si è discusso ed evocato di tutto e di più, si sono cambiate le carte in tavola sulla base degli umori e dei bisticci di chi, al Governo, si occupa di scuola. Tutto questo, dimenticando la platea oggettivamente impotente degli interessati, quei numerosi docenti che aspettano, in queste settimane, da mesi, l’opportunità di una stabilizzazione, il ricongiungimento con la famiglia, insomma la svolta della vita. Proprio sul tema concorso straordinario e sue modalità di espletamento, la seconda riflessione. Ho più volte sottoposto alla senatrice Granato il seguente quesito, senza mai ricevere risposta: perché c’è contrarietà rispetto all’istituzione di un percorso abilitante, un PAS, come è stato definito il suddetto corso in passato? Perché non è possibile prevedere quello che sarebbe il percorso più naturale, più logico per chi entra nel mondo dell’insegnamento: un corso di formazione, pensato e organizzato con cura, che si concluda con un esame selettivo, sui contenuti di quello che è stata appreso durante il percorso stesso? Questo, e il Ministero non può fingere di non averlo colto, è quello che chiedono parte della maggioranza e i sindacati. Ad oggi, chi lavora da precario  nella stragrande maggioranza dei casi provvede autonomamente alla formazione personale: nulla di strano, “fare scuola” richiede essere preparati su moltissimi fronti, inclusione ed integrazione, per citarne due fondamentali, ma non solo.La formazione professionale ha costruito una parte imprescindibile di chi è entrato nel mondo della scuola negli ultimi anni, finanziata a proprie spese o sfruttando le ottime proposte offerte dagli enti provinciali o regionali. Dunque, parola d’ordine: formazione. Perché non si punta a questo, per risolvere l’annosa questione precariato storico? In quest’ottica, la parola sanatoria perde di significato. Anche per prendere la patente è previsto un corso teorico con quiz finale, perché per questi insegnanti che sono nel mondo della scuola da anni non si riesce a formalizzare un corso-concorso organico, formativo e infine selettivo?Su questo non abbiamo mai ricevuto risposta dalla senatrice Granato. Aggiungo un’ultima riflessione. Se la Ministra Azzolina e la senatrice Granato sono mai entrate nel mondo della scuola, dovrebbero sapere che i docenti sono continuamente valutati: dagli studenti, dalle famiglie, dai colleghi, dal Dirigente, che, dopo 3 mesi di contratto a tempo determinato, può legittimamente recidere il contratto per motivi inconfutabilidi incompatibilità con l’incarico .Soprattutto al giorno d’oggi, ogni docente viene quotidianamente, e giustamente, giudicato, sulla base del lavoro che compie.

Non si dica quindi che i precari hanno paura di essere valutati, per favore.

MCL

Docente precaria, in passato Ricercatrice, educatrice ambientale e con un master sull’educazione interculturale

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