Puglia: “Nelle classi impennata di positivi”

Puglia: “Nelle classi impennata di positivi”
Secondo Pier Luigi Lopalco, l’epidemiologo e assessore alla Salute di Emiliano, lo stop era “necessario”, “troppa pressione sulla sanità. Raggiunta la soglia di 10.000 casi, a marzo erano solo 4.000”.


La Stampa pubblica oggi un’intervista all’epidemiologo ed assessore alla Salute in Puglia che spiega i motivi che hanno portato la Puglia a chiudere le scuole.

Anticipare il virus

Secondo il virologo la scelta di passare alla didattica a distanza per tutti gli studenti pugliesi è stata “sofferta ma necessaria”, perché “bisogna anticipare le mosse del virus, non inseguirle. La decisione di interrompere momentaneamente la didattica in presenza, sofferta quanto necessaria, ha un fondamento epidemiologico e pragmatico e cioè mitigare l’impatto della pandemia”.

L’aumento dei contagi nella scuola

Il giornalista che intervista Lopalco cerca di metterlo in difficoltà, citando i presunti dati relativi ai contagi utilizzati dalla Azzolina – ovvero i meno di 500 studenti contagiati.

Questa è la risposta dell’assessore pugliese: “La scuola è un aggregatore sociale e, a prescindere se il contagio avvenga nelle aule o al di fuori, rappresenta un fattore facilitante per la diffusione del virus. Da quando è partita l’attività didattica, il 24 settembre, abbiamo registrato 1.121 casi di positività fra la popolazione di età 6-18 anni, l’11% del totale. Questa percentuale era del 6% nella settimana dal 17 al 22 settembre e dell’8% nella prima settimana di apertura della scuola. L’aumento della proporzione di casi in quella fascia di età è, dunque, sicuramente contemporaneo alla riapertura della scuola”.

La gestione sanitaria della didattica in presenza

L’epidemiologo ha evidenziato anche un aspetto di cui finora nessuno aveva parlato: “La gestione sanitaria dei casi comparsi nelle scuole ha generato un carico di lavoro enorme: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie, specie quando in quarantena finiscono i più piccoli. Ma significa anche migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento, a cui si aggiunge l’impatto sui laboratori per l’analisi dei tamponi. Inoltre nelle ultime settimane i pediatri sono stati presi d’assalto dalle centinaia di genitori che avevano bisogno dei certificati per la riammissione a scuola dei figli”.

Vittorio Borgatta

Vittorio Borgatta

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