Prescrizioni contributi al 31.12.2023: un allarmismo generico e ingiustificato

Prescrizioni contributi al 31.12.2023: un allarmismo generico e ingiustificato

Ho trovato questo interessante intervento sulla pagina Facebook della Gilda di Brescia. Visto che può interessare molti ho deciso di riportarlo anche sul nostro blog.

Rispetto alla prescrizione dei contributi dei dipendenti iscritti alle gestioni pubbliche, intendiamo rassicurare i lavoratori della scuola su un allarmismo generico e ingiustificato che si è diffuso negli ultimi giorni, chiarendo che la posizione contributiva potrà essere sistemata anche dopo il 31 Dicembre 2023.

I lavoratori della scuola, infatti, in quanto iscritti alla Cassa Trattamenti Pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS), sono tutelati dall’art. 31 della L.610/52, che stabilisce che la liquidazione del trattamento di quiescenza si effettua tenendo presente l’intero servizio utile, compresi anche gli eventuali servizi di iscrizione obbligatoria mancanti del versamento contributivo. Questo significa che, in caso di omissione della contribuzione per la quale risulta prescritta la possibilità di versamento, il periodo imputato rientra comunque nel servizio utile a pensione e la misura della stessa, per la parte del periodo omesso, viene erogata per il 50% dall’Istituto previdenziale e per l’altro 50% dal datore di lavoro.

Pertanto il 31 dicembre 2023 non deve essere considerato come la data ultima entro cui l’iscritto/dipendente pubblico può chiedere la variazione della propria posizione assicurativa: i lavoratori della scuola sono tutelati in ogni caso, poiché le contribuzioni denunciate dopo il 31 dicembre 2019, anche se riferite a periodi antecedenti i cinque anni, sono regolarmente accreditate sulla posizione assicurativa e sono utilizzabili.

Per completezza, è bene specificare che gli unici dipendenti pubblici che devono fare attenzione alla contribuzione omessa sono quelli iscritti alla CPI (Cassa pensioni insegnanti), cioè gli insegnanti delle scuole comunali (nidi e materne), poiché questi dipendenti non rientrano nell’art. 31 della L. 610/52 succitato.

Vittorio Borgatta