PRENDI LA CACCOLA E SCAPPA

PRENDI LA CACCOLA E SCAPPA

di Montesquieu

Vorremmo raccontare una storia da gossip estivo, da gustarsi sulle spiagge, pur se tuttavia tragicamente irritante per la vittima di questo episodio di cyberbullismo alla rovescia. Gli elementi sono questi: un video di pochi secondi carpito durante una lezione di laboratorio a distanza da una studentessa, a scapito di una docente; un video che arriva quasi a 500.000 visualizzazioni prima di essere ritirato dopo una denuncia della vittima. Risultato, persino paradossale, l’allieva viene promossa senza aver subito alcun procedimento disciplinare, l’insegnante, invece, è attualmente destinataria di una contestazione di addebito.

La vicenda ha un precedente illustre: giusto in aprile il ministro Di Maio fu beccato dalle telecamere di Striscia la Notizia a rassettarsi con estrema cura il naso con le dita, al punto che il TG satirico intitolò il servizio “Pulizia da 10 e lode!”; qualche risata del pubblico, ma nessuna conseguenza politica né tantomeno disciplinare, come giusto, del resto. Nel nostro caso, meno mediatico ma comunque virale, potremmo invece arrivare a parlare di bodyshaming: immaginate (anche se nessuno di noi certamente lo fa, come direbbe Marco Antonio…) di essere beccati con le dita nel naso e poi a manipolare il materiale rinologico fino ad accostarlo alla bocca: un momento di imbarazzante intimità sottratto durante la somministrazione di una batteria di test e sbattuto sulla chat di classe e poi sulla prima pagina del web. Il cellulare è spesso lo strumento principe del cyberbullismo, lo abbiamo già detto, ma qui la vittima, che prima non lo era neppure potenzialmente, diventa immediatamente il soggetto debole, oggetto di un dileggio da cui cerca di difendersi, prima in modo ironico, poi scomposto. Ecco l’errore della docente: invece di denunciare subito, si mette sullo stesso piano e irride la studentessa davanti alla classe, proponendole addirittura lo stesso trattamento video, cioè che la studentessa si autoridicolizzi lei stessa davanti alla telecamera. Una sorta di “educazione cinica”, che naturalmente non viene compresa né dagli studenti né dalla famiglia né dal dirigente, il quale decontestualizza subito e apre un procedimento disciplinare a carico della dileggiata. La storia è questa, se va bene finirà come una vicenda di tristezza professionale privata, e speriamo che quantomeno vi strappi un sorriso, un po’ amaro, sotto l’ombrellone…

I lettori ci scrivono

I lettori ci scrivono

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *