Non un giorno è stato perso…

Non un giorno è stato perso…

Alla cortese Att.ne del Presidente del Consiglio dei Ministri
Mario Draghi

Esimio Presidente,
a scriverLe, oggi, sono i docenti dell’I.C. Japigia1-Verga di Bari.
La presente non vuol essere uno dei tanti e consumati cahier de doléances che, negli ultimi anni, hanno popolato il mare magnum dei mass media nel tentativo di mettere in luce i vari vulnus che affliggono il sistema scolastico italiano per restituire dignità e lustro alla categoria dei professionisti del mondo-scuola, a lungo vilipesa e vessata da politiche cieche ed autoreferenziali, né tantomeno un nuovo “J’Accuse” nutrito di ideologie partitiche o politiche bensì una summa delle innumerevoli riflessioni scaturite a seguito di alcune dichiarazioni d’intenti manifestate recentemente ai vertici del Governo del nostro Paese, mossi dalla volontà di voler dar cassa di risonanza ad una categoria per troppo tempo rimasta vox clamantis in deserto.
Questa nostra vuol dunque piuttosto rappresentare un atto di “educata” protesta, volto a voler sollecitare una riflessione ponderata, oggettiva e matura su ciò che l’istituzione scolastica da sempre rappresenta per la comunità tutta nonché sul valore etico, umano e professionale del servizio svolto per il Paese dal Comparto Docenti durante questo delicato momento storico. Siamo fiduciosi che il tempo che Lei vorrà dedicare alla lettura della stessa non sarà “tempo perso”, in quanto consapevoli che quel tempo dedicato all’ascolto dei propri cittadini e delle istanze che pervengono dalle categorie dei lavoratori rappresenti uno dei doveri precipui di cui si sostanzia il mandato politico che oggi Lei è chiamato a rivestire richiedendo, quest’ultimo, “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, sancito dall’Art. 2 della Costituzione italiana che, un buon governo, mai dovrebbe tradire.
La categoria dei docenti, negli ultimi difficili mesi, si è adoperata proficuamente affinché tutti gli interventi educativo-didattici e le metodologie correlate mutassero in relazione a quelle condizioni emergenziali che hanno visto il nostro Paese combattere a denti stretti, evitando che le avverse circostanze potessero in qualche modo inficiare i processi di insegnamento-apprendimento dei nostri alunni né il loro successo formativo pur deficitando in mezzi, risorse e strumenti adeguati a fronteggiare l’emergenza pandemica nelle scuole. Un lavoro oneroso e stra-ordinario quello dei docenti per i propri alunni, che mai si è sottratto alla costanza dell’impegno, alla flessibilità lavorativa e alla partecipazione attiva alla vita scolastica, nonostante i rischi per la salute a cui la comunità scolastica è stata chiamata ad esporsi.


Non un giorno è stato perso o sottratto ai propri doveri di lavoratori e che non abbia visto i docenti impegnati in attività complementari all’insegnamento, adempimenti collegiali e di costante riprogrammazione, superando oltre misura le ore limite previste dai rispettivi piani istituzionali annuali delle attività. Un surplus di lavoro “sommerso”, portato a scuola e a casa, ha caratterizzato la vita di migliaia di insegnanti nonostante le incombenze ed i leciti timori per le emergenze pandemiche nutriti in seno alle proprie famiglie o agli obblighi di formazione e aggiornamento permanente e strutturale (per i quali scarse sono state le iniziative concrete promosse dal governo). Non un giorno è stato sottratto al mantenimento dei regolari rapporti con le famiglie degli studenti attraverso colloqui a distanza, in barba ad ogni lecito diritto alla disconnessione per gli stessi docenti. Non un giorno è stato sottratto alla costante ridefinizione di un sistema di valutazione che ha fortemente risentito di vuoti normativi.
Non un giorno è stato sottratto alla promozione di progetti di ampliamento dell’offerta formativa destinati agli studenti da parte degli istituti o alla strenua difesa della qualità dell’insegnamento nonostante la mancanza strutturale di connessioni internet adeguate, fino al punto di dover tentare di agevolare la didattica sovvenzionando di tasca propria le attività in DDI, DaD attraverso l’uso di hotspot personali. Non un giorno è stato sottratto al tempo scuola da parte dei docenti che hanno lavorato in condizioni proibitive con un’abnegazione ed una dedizione pari a quella dimostrata dagli operatori sanitari essendo stati chiamati, gli stessi, finanche a doversi improvvisare “assistenti alla persona”, esponendosi al costante rischio di contagio, non contemplato da alcuna forma contrattuale, mancando, peraltro, di DPI adeguati o di tamponi di controllo di routine che lo Stato avrebbe dovuto garantire.
Non un giorno di lavoro è stato sottratto alla gestione didattica e psicologica delle classi, smembrate tra gruppi in presenza e gruppi a distanza, lavoro quest’ultimo usurante ed a forte rischio burn-out per i lavoratori direttamente coinvolti.


Un servizio ad oltranza, quello che ha visto partecipi migliaia di professionisti della scuola, nel tentativo di offrire garanzie costanti alle famiglie dei propri alunni, in ottemperanza ad ogni protocollo di sicurezza o alle richieste di una didattica personalizzata e differenziata, in relazione ad ogni singolo bisogno formativo dei nostri discenti contemporaneamente presenti a scuola da un monitor e sui banchi di scuola.
Comprenderà dunque, Signor Presidente, che parlare di questa nostra “nuova scuola” italiana, costruita, ripensata, riprogrammata, riadeguata, ristrutturata, riprogettata in tempi record, seguendo il ritmo forsennato dettato dal susseguirsi di vari DPCM e ordinanze regionali spesso confuse e spoglie di basi normative coerenti con la legislazione scolastica e con i diritti sanciti dal contratto dei lavoratori e che ha, peraltro, combattuto il rischio che l’Istituzione scolastica italiana potesse essere interpretata dall’opinione pubblica quale fuorviante luogo di scelte da “menu à la carte” o peggio inflazionata al ruolo di “parcheggio sociale”, ebbene, il recente parlarne nei termini di “tempo perso”, rappresenta un parlare privo della dovuta prudenza e rischia di depauperare ulteriormente il potenziale professionale di un’intera categoria, minando alla base il ruolo istituzionale dei docenti e quello status sociale di prima linea che andrebbe viceversa restituito nonché adeguatamente retribuito. Ci perdonerà, quindi, se nelle intenzioni programmatiche ravvisate da chi oggi propone di prorogare il termine delle attività didattiche nei caldi mesi estivi o rimodulare il calendario scolastico, i docenti intravedono una mal celata volontà di voler mettere in atto un piano legislativo strutturale a lungo termine che implicitamente offende l’impegno regolarmente ed aggiuntivamente profuso dagli stessi, violando pubblicamente, ancora una volta, l’immagine sociale della categoria e, non in ultimo, minimizzando il valore dell’istruzione faticosamente conquistata dagli alunni nonostante le condizioni di disagio vissute durante l’anno scolastico, pensando addirittura di voler negare a quanti hanno lavorato, nella misura delle proprie capacità e oltre le stesse, quella sacrosanta pausa didattica e quel ristoro fisico ed in primis cognitivo necessario per una fruttuosa ripartenza a settembre, come ogni buona letteratura pedagogica vuole.
Nell’ottica di una scuola all’avanguardia ed alla pari con gli standard europei che oggi pare profilarsi, vorremmo peraltro ricordare che i docenti italiani non soltanto vivono “una corsa al ribasso delle condizioni lavorative” con l’emergere di un alto rischio di peggioramento del servizio per le famiglie ma che, all’aggravio di carichi di lavoro correlati, non corrispondono adeguati aumenti stipendiali essendo il CCNL dei lavoratori della scuola, de facto, congelato da anni, l’anno 2013 ancora bloccato per quanto attiene agli scatti di anzianità o la retribuzione soggetta, fino ad ora, a meccanismi meritocratici particolaristici, sulla base di criteri opinabili, nell’ottica di una visone aziendalistica della Scuola, che ricordiamo essere Pubblica.
Una richiesta, dunque, quella della valorizzazione anche in termini economici della categoria docente che spesso si scontra con il muro di un’amministrazione che sembra ancora voler rimanere sorda alle diverse istanze, a partire dai tavoli delle contrattazioni dei singoli istituti, in cui si assiste alla sempre più crescente perdita del potere contrattuale dei docenti, annegato nelle maglie di un meccanismo distopico e in un mancato dialogo costruttivo tra le Rsu delle istituzioni scolastiche e le parti amministrative.
Se è dunque vero che nell’agenda di Governo il capitolo Scuola rientra tra le cinque priorità individuate, i docenti tutti auspicano in un rinnovato ripensamento degli interventi dello Stato, atti a garantire non soltanto sicurezza per le condizioni lavorative in cui operano bensì una rinnovata positiva attitudine da parte di chi ci governa verso la valorizzazione di quelle professionalità che con costante dedizione hanno preso in carico la formazione delle future generazioni, anche durante una pandemia, e che oggi si riscoprono sempre più fermamente convinte nel potere educativo e performativo di una Scuola che deve recare con sé il concetto di giustizia sociale. Alla luce di quanto esposto, Signor Presidente, siamo fiduciosi vorrà condividere con gli scriventi il pensiero che da tempo accomuna l’intera categoria: la scuola è di chi, quotidianamente, sfidando ogni avversità storica, ogni emergenza sanitaria, ogni mirabolante appello alla didattica in presenza oggi e a quella a distanza l’indomani, ogni modello ideologico o moda didattica del momento, ogni malcostume sociale, politico o istituzionale, ogni pressione dettata da una burocratizzazione del lavoro docente, ogni tentativo di relegare la cultura al ruolo di ancella dei poteri forti, ogni tentativo di minare alle fondamenta la scuola provocando costanti cortocircuiti invalidanti, prende per mano, ogni giorno, i propri alunni e li accompagna nel proprio percorso formativo, culturale, etico e spirituale costruendo un tempo. Un tempo fatto di condivisione di esperienze, costruzione di conoscenze, competenze, emozioni, stupore, timori, sperimentazioni, avanguardie educative, ascolto e vita.
E’ il tempo del progresso, Signor Presidente, quello speso negli ultimi mesi nelle scuole italiane. Quel “tempo” che ha visto docenti e alunni lottare insieme, in trincea, per preservare il diritto all’istruzione, il valore del dialogo educativo in tempo di crisi, il senso di un’umanità in ascolto dei bisogni e la cooperazione scuola-famiglia che tutto ha potuto: l’unico tempo per un’evoluzione proattiva possibile, per l’individuo e per la collettività. Quel tempo che per docenti ed alunni è stato ogni giorno unico, irripetibile, proficuo e carico di valori…un tempo, caro Presidente, che per chi nella scuola, da sempre, opera con coscienza ed in co-scienza mai potrà dirsi esser stato… “perso”.

Seguono firme

Abascià Vincenzo; Albrizio Eude; Aniello Giancarla; Amodio Anna Maria; Attolico Cristian; Balacco Antonia; Barbieri Silvana; Bari Maria Cristina; Barone Domenica; Bellini Ilenia; Biancofiore Nicolaia; Borghese Maria; Bottalico Patrizia; Campanella Angelica; Campanella Antonietta; Campanelli Giovanna; Caporusso Antonella; Cardascia Arcangela; Caringella Pasqua; Carone Angela; Caputo Carlo; Cassano Maddalena; Catalano Giuseppina; Ceglie Maddalena Francesca; Ciocca Maddalena; Cileo Annalisa; Cinefra Rossana; Colaluca Nicoletta; Colapietro Anna; Conti Girolama; Cortese Angela; Corvasce Carla; Curci Antonella; D’Abramo Maria Gaetana; D’Angelo Antonella; De Bellis Floriana; De Caro Leonarda; De Gennaro Lucia; De Marinis Angela; De Santis Daniela; Di Cagno Marta; Di Gioia Rosa; Di Marcantonio Cristiana; Di Terlizzi Enza; Di Terlizzi Loredana; Dutto Anna Maria; Fanelli Barbara; Favale Giovanna; Ferrara Carmela; Filardi Maria; Fiore Rosa; Flaccomio Daniela; Foggetti Emma; Frascella Anna; Giacobelli Angela; Giannelli Maria Stefania; Giammetti Patrizia ; Granieri Maria Felicia; Ippolito Donata; Lacedonia Michele; Ladisa Antonella; Lamacchia Maria Margherita; Laricchia Oriana; Laselva Rosa; Latrofa Anna Rita; Laricchiuta Sara; Leonardi Annamaria Chiara; Leone Antonietta; Loprete Rosa; Lorusso Marcella; Losurdo Laura; Mannarini Annagloria; Manni Loredana; Martelli Andrea; Marzulli Luciana; Mastrofrancesco Fiorella; Mastrovito Maria; Messina Elena; Miacola Cecilia; Milella Rita; Mincuzzi Simona; Minerva Rosa; Moretti Loredana; Paglionico Francesca; Palazzo Rossella; Pannoli Maria Luisa; Passiatore Roberto; Pavone Giuliana; Porcelli Roberta; Pugliese Margherita; Rafaschieri Rosa; Rami Loredana; Ricco Emma Rosa; Ricco Stefania; Ricco Vincenza; Rotondo Paola; Ruggiero Alessandra; Russo Francesca; Ruta Silvia; Rutigliano Angela Maria; Porreca Stefania; Salerno Roberta; Santobuono Stefania; Saturno Marylin G.; Scalese Antonella; Sciannimanico Angela; Scippa Ornella; Silvestri Maria; Solazzo Angelo; Spadone Anna; Spizzico Claudia; Spizzico Valentina; Tavolare Grazia; Terranova Antonia; Tondo Raffaella; Trastulli Anna; Traversa Marcello; Trimigliozzi Antonella; Vagnozzi Barbara; Ventola Francesca; Ventura Flavia; Venuti Maristella; Viola Lucia; Zonno Antonella.
I.C. Japigia1-Verga
-Bari-

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