Luigi Berlinguer, il padre della decostruzione della scuola statale ora è santificabile anche dalla destra

Luigi Berlinguer, il padre della decostruzione della scuola statale ora è santificabile anche dalla destra

Questo intervento è stato pubblicato da Gilda Venezia a questo link, ed è a firma di Gianni Tagliapietra.

Quando nella campagna elettorale del 1996 Romano Prodi aveva messo al primo posto del programma di governo la scuola molte erano le speranze per riportare il tema dell’istruzione, dopo le lotte dei docenti del 1989, al centro dell’attenzione.

Questa speranza è durata pochi mesi. Luigi Berlinguer ha varato la “sua” riforma della scuola che inseguiva le sirene del liberismo e della confindustria.
Di fatto la riforma si basava su una nuova concezione aziendalista della scuola con a capo i Dirigenti Scolastici, sul riconoscimento della parità tra scuole statali e privare (parificate) aprendo alla trasformazione del Ministero della Pubblica Istruzione a generico Ministero dell’Istruzione, sulla proposta di carriera dei docenti basata sul riconoscimento delle eccellenze mediante esami e test, sulla teoria della centralità delle “competenze” contro la vecchia scuola delle conoscenze. 

Per merito della Gilda degli Insegnanti e di tutte le organizzazioni sindacali di base si è riusciti almeno a cassare il mitico concorsone con uno sciopero partecipatissimo nel febbraio 2000 che ha costretto in seguito Berlinguer alle dimissioni segnando una netta cesura tra mondo dei docenti e il governo Prodi.
Ma Luigi Berlinguer è rimasto faro delle successive riforme. Non a caso dalla Moratti in poi Luigi Berlinguer si è sempre dimostrato un tiepido o convinto sostenitore dei tanti provvedimenti che hanno portato la scuola statale all’attuale situazione di difficoltà.
La sua fissa era l’autonomia scolastica che doveva essere rafforzata. Peccato che essa abbia solo potenziato il ruolo dei dirigenti scolastici e penalizzato il ruolo dei collegi dei docenti e della libertà di insegnamento.

A molti docenti che hanno attraversato trant’anni di riforme il suo nome sarà sempre ricordato come uno dei padri del disfacimento della scuola statale. Non è un caso che la sua morte è stata ricordata da molti esponenti della destra e dall’attuale Ministro Valditara santificandone le scelte “coraggiose” che avrebbero contraddistinto la sua pessima riforma con particolare riferimento al riconoscimento della pari dignità della scuola paritaria.

Redazione