L’occasione (forse unica) per azzerare il sistema del precariato.

L’occasione (forse unica) per azzerare il sistema del precariato.

Proposte alla classe politica per il precariato.

Voi che vivete sicuri su quegli scranni, che avete il potere di decidere sulla vita delle persone, voi che avete agevolazioni illimitate per svolgere il vostro mandato;

considerate se questo è un insegnante, che lavora lontano dagli affetti, che aspetta una chiamata per sapere se lavorerà, che dev’essere pronto a partire nel giro di ventiquattrore, che resta nell’incertezza per anni, che cambia ogni anno scuola, città, colleghi, alunni. Considerate se questo è un insegnante, che ogni tre anni non sa in quale posizione in graduatoria si troverà, se si troverà penalizzato o meno, che dopo aver studiato per anni anche dopo la laurea viene considerato ancora non abbastanza preparato per insegnare agli altri, che svolge un lavoro delicatissimo e fondamentale per la Repubblica ma ha un misero stipendio.

Meditate su queste parole.

Ci siamo trovati dentro una pandemia all’improvviso e, l’unica soluzione che avete trovato, Ministra Azzolina, è quella di far fare un concorso pubblico che prevede la partecipazione di centinaia di migliaia di precari (circa 80.000), facendo spostare tra le diverse regioni, nello stesso periodo, questa massa imponente di persone che, per numero, equivarrebbe a spostare un’intera media città italiana.

Ma chi sono veramente questi precari e perché lo sono diventati? Probabilmente, in pochi si sono posti questa domanda. Nemmeno i genitori, che per tutto l’anno scolastico affidano i loro figli in gran parte a dei “mostri” chiamati precari. Ebbene, questi docenti (che sebbene siano in cattedra da almeno 3 anni restano sempre aspiranti docenti), hanno una laurea, spesso uno o più master o un dottorato nelle loro discipline di riferimento, a volte hanno anche svolto altre attività professionali caratterizzanti il loro ambito di insegnamento, hanno conseguito dei corsi specifici o master nelle metodologie didattiche e, cosa più importante, essi, come tutti gli altri (di ruolo) hanno imparato sul campo il difficile mestiere dell’insegnante. Così difficile, che qualcuno, nel frattempo, ha mollato.

La grande maggioranza di questi docenti precari ha fatto una scelta di vita per poter fare il lavoro che gli piace, insegnare. Formare i futuri cittadini. Per fare questo sono dovuti andare a insegnare lontano da casa, lontano dagli affetti, lontano dalla famiglia che, se va bene (quando trova un biglietto aereo o ferroviario economicamente sostenibile), riescono a vedere tre volte l’anno.

Tutti gli anni il docente precario, licenziato a fine giugno o fine agosto, sa che dopo l’estate arriverà settembre: il fatidico mese delle chiamate e delle convocazioni. A dirla così, sembra quasi fosse una cosa semplice o, addirittura, una cosa insignificante, invece è un mese dove iniziano le incertezze, le mille domande sul nostro futuro così buio e dubbioso perché non sappiamo se effettivamente riusciremo a lavorare, in quale scuola andremo, chi incontreremo, gli alunni nuovi, i colleghi nuovi, e poi, il modo di gestire il lavoro, con alcune differenze in ogni scuola, e la benedetta speranza che arrivi una email per poter rispondere e, infine, attendere con grande ansia la chiamata dalla segreteria, la chiamata giusta per poter iniziare un nuovo anno di lavoro. I più diranno, di cosa vi lamentate, è normale in ogni lavoro iniziare da capo. Beh, si, è normale, certamente. Quello che non è normale è fare tutto questo ogni anno. Noi iniziamo ogni anno in maniera differente perché cambiamo tutto, ogni punto di riferimento.

E non è finita qui, devi essere pronto a partire come un marines e nel giro di ventiquattrore (quarantotto ore se ti trovi nelle Isole) preparare i bagagli, prenotare i biglietti o fare il pieno alla macchina, prenotare un B&b (quando è possibile) e partire per la nuova avventura di un altro anno scolastico.

Quando veniamo assunti, la scuola ci vuole (giustamente) all’altezza delle conoscenze e delle competenze necessarie a poter svolgere ai più alti livelli il nostro lavoro e possibilmente, ci chiede di migliorarlo costantemente secondo le nostre possibilità; ci viene richiesto di firmare verbali, di certificare delle competenze, di fare i commissari agli esami di Stato, etc. etc., come se fossimo dei normali docenti di ruolo.

Invece no, non lo siamo, noi abbiamo una data di scadenza. E non siamo dei semplici lavoratori, non siamo degli impiegati, siamo professionisti della scuola. Lo diventiamo sul campo, perché è così che vuole il nostro sistema di reclutamento. Un sistema di reclutamento, ce lo lasci dire, strutturato male. Le stime, infatti, ci dicono che nel prossimo anno scolastico raggiungeremo la cifra monstre di 200.000 precari nella scuola. Noi è vero, siamo probabilmente come dei marines, sempre pronti a sopperire alle mancanze strutturali, ai ritardi, a farci carico di moltissime cose che non vanno, dai consumabili che mancano per gli alunni e per noi, alla carta che non basta mai, sempre pronti ad ascoltare i bisogni e le esigenze dei nostri studenti, sempre pronti ad intervenire sui più fragili, nelle situazioni di disagio. Molto fa parte della nostra missione, è vero, ma molto altro fa parte di un sistema incancrenito per molti aspetti e che sarebbe ora di cambiare. Ci sono colleghi che sono precari non “soltanto” da tre anni, ma da dieci, quindici, vent’anni. Pertanto, Ministra Azzolina, politici tutti, è il momento della responsabilità, il momento di cogliere l’occasione e di dire basta a questa mortificazione, a questa piaga della precarietà. Voi sapete benissimo che siamo diventati precari nostro malgrado. Il sistema politico ha nei decenni alimentato questo sistema, fatto di Ssis, Tfa, GAE, Graduatorie d’Istituto infinite, corsi e corsetti. Avete creato un sistema fatto di figli e figliastri, basato su punteggi che non rispecchiano i curricula dei docenti, la loro effettiva preparazione, la loro effettiva professionalità. Avete creato un sistema che ripercorreva pedissequamente i piani di studio precedentemente svolti per conseguire il titolo di laurea. Che senso ha avuto? Che senso ha? Noi quelle materie le abbiamo studiate già, le abbiamo anche approfondite con master, specializzazioni, corsi specifici. Abbiamo lauree che ci permettono di accedere ai pubblici concorsi di ben altre carriere nella P.A., ma abbiamo scelto la scuola. Dunque, valutate seriamente i nostri curricula, noi non vogliamo sconti, vogliamo essere valutati nel nostro percorso formativo e professionalizzante in maniera totale. Vogliamo essere rispettati. Ed in passato, pur con molte discrasie, c’era ancora qualche forma residuale del rispetto che la società italiana e la politica riservavano alla figura dell’insegnante.

Invero, non molti anni fa, esisteva un percorso più rispettoso per i docenti precari che avevano svolto almeno tre anni di servizio, esisteva un concorso interno riservato (come esiste in altri rami della P.A.) che prevedeva lo svolgimento di un percorso biennale universitario al termine del quale ci si specializzava in metodologie didattiche e, a seguire, un anno di servizio obbligatorio (potremmo paragonarlo all’anno di prova attuale), per poi entrare di ruolo. Questo percorso è stato abolito. Oggi, quasi tutti noi, abbiamo fatto un percorso di specializzazione in metodologie didattiche, conseguito i cosiddetti 24CFU, eppure non basta mai. Per la politica non siamo mai pronti. C’è qualcuno negli anni precedenti che è entrato in ruolo alla soglia della pensione, e svolgendo persino servizio in sede disagiata. Pretendete il massimo da noi, ed è giusto, ma anche noi pretendiamo qualcosa, considerazione e certezze, di vita e di lavoro, crediamo di essercelo meritato, di essercelo sudato sul campo, in classe, nelle classi di tutta Italia.  

Noi non chiediamo sanatorie o facilitazioni, noi vogliamo semplicemente essere valutati seriamente. E visto e considerato che la situazione è quella che conosciamo, che ciò che è stato predisposto per noi non lo permette, vogliamo essere valutati in uscita, seriamente e senza sconti, perché la scuola dev’essere ed è un luogo serissimo. Luogo che noi  varchiamo ogni giorno, che conosciamo bene, che ogni giorno ci vede docenti a tutti gli effetti, ed è che così ci comportiamo con i nostri alunni, come ci viene richiesto dal nostro contratto e oltre, dando sempre il massimo, anche in situazioni di estremo disagio e di difficoltà umana profonda, come oggi, in piena pandemia siamo stati chiamati a fare, e con senso del dovere e spirito di abnegazione siamo rimasti al fianco dei nostri alunni sperimentando la DaD (didattica a distanza), restando fedeli agli altissimi compiti che ci vengono assegnati dal nostro amato Paese e per il bene dei suoi figli. In pochissimi giorni abbiamo fatto uno sforzo non indifferente, garantendo il diritto allo studio e quindi la nostra Costituzione.

In queste settimane lo Stato sta facendo degli sforzi incredibili, i medici hanno lottato fino allo stremo delle forze, molti hanno pagato con il sacrificio della loro stessa vita. Il governo ha deciso, giustamente, di assumere altri medici, ma personale non specializzato, neolaureato. Adesso noi ci chiediamo se, per un compito anche più delicato di quello dell’insegnante va bene una laurea per essere assunto in un ospedale pubblico, come mai per l’insegnante precario non vale il medesimo ragionamento?

Sia chiaro, noi non vogliamo essere trattati come coloro che mendicano una posizione, ma dato che la Ministra non ha voluto ascoltare i corpi intermedi che ci rappresentano, dimostrando la reale considerazione che ha per quelli che fino a poco tempo fa erano i suoi colleghi, e attestando ancora una volta la mancanza di rispetto per tutta la scuola, noi vogliamo semplicemente essere ascoltati dal nostro Parlamento, da tutti i decisori politici, da tutti gli schieramenti politici, perché la scuola è di tutti. Pertanto, meditate: avete un’occasione unica, quella di azzerare finalmente il precariato nella scuola (quel sistema che nei decenni avete quasi tutti contribuito a creare), non la sprecate, il vostro Paese e i suoi figli più giovani un giorno ve ne saranno grati.

Pertanto meditate ancora una volta su queste parole e sui vostri comportamenti. Meditate su queste richieste e queste proposte*, alcune appariranno forse estranee al dibattito che ha sempre animato la scuola in questo ultimo periodo, ma vogliono essere un contributo per la discussione pubblica su uno dei settori cardine di uno Stato, la pubblica istruzione.

Proprio per questo, siccome a noi piace pensare che davvero la pubblica istruzione è contemplata così nei palazzi delle decisioni, come una delle cose più importanti della nostra Repubblica, vorremmo concludere questi nostri pensieri con le parole di un grande maestro, colui che fondò una scuola dal nulla, Don Milani: “su una parete della nostra scuola c’è scritto grande: I CARE. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. Me ne importa, mi sta a cuore. È il contrario esatto del motto fascista – Me ne frego –”. Ecco, noi speriamo sempre che non ve ne freghiate anche stavolta, che la scuola e i docenti precari vi stiano a cuore sul serio.

Prof. Davide Rizzo, Prof.ssa Silvia Mazzeo

(Docenti di scuola secondaria)

* Alcune richieste e proposte per una scuola che progredisce  (Rivolte a tutti gli ordini e gradi)

  1. Tutte le graduatorie (GAE e Istituto) aggiornate ma chiuse fino a quando, per ogni classe di concorso, non vengono esaurite (Successivamente, a regime, bandi concorsuali annuali per singola classe di concorso, qualora si ravvisasse necessità. Esclusivamente volti a reperire il numero di docenti mancanti);
  2. Assunzione in anno di prova (con modifica dell’esame finale dell’anno di prova) per chi ha svolto almeno tre anni scolastici di servizio (180×3)[1], di cui almeno uno sulla materia (Fino ad esaurimento delle graduatorie d’Istituto e GAE);
  3. Istituzione di un sistema di monitoraggio e controllo sull’attuazione dell’aggiornamento professionale continuo degli insegnanti sulla materia e sulle metodologie didattiche d’avanguardia(Legge 107, 2015);
  4. Pianificazione preventiva dell’offerta e della domanda di insegnanti[2],al fine di pianificare la necessità attuale e futura di insegnanti abilitati e da abilitare. Essa cerca di anticipare le carenze di docenti oppure l’eccesso di offerta;
  5. Abilitazione sulla base del servizio svolto: equiparazione del servizio prestato (almeno triennale) al tirocinio (formazione basata sull’esercizio della professione e su un programma di formazione e tutoraggio) che porta a conseguire una qualifica per l’insegnamento, ovverosia l’abilitazione;
  6. Introduzione di un sistema di carriera multilivello: modello Montenegro[3];
  7. Valutazione degli aspiranti insegnanti: la valutazione del servizio svolto dev’essere aumentata; va implementata la valutazione complessiva dei curricula degli insegnanti, scongiurando la corsa all’accumulo di titoli (per aumentare il punteggio) che, spesso, non hanno la valenza di altri titoli pur essendo simili dal punto di vista formale;
  8. Reintroduzione delle ore di storia dell’arte eliminate dalla riforma Gelmini e ripristino degli Istituti d’Arte, patrimonio inestimabile del “saper fare artistico”. (Motivazione: l’arte e la cultura costituiscono un elemento imprescindibile nell’educazione e formazione dei cittadini; inoltre, le discipline artistiche sono indispensabili per fornire una delle otto competenze-chiave per l’apprendimento permanente definite dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea[4]; per di più, rappresentano un asset fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese);
  9. Armonizzazione della filiera musicale: occorre modificare radicalmente le norme sull’armonizzazione dei percorsi formativi della filiera musicale[5]. Pubblicazione di un decreto attuativo della Legge 107 che dovrebbe rivedere l’assetto delle scuole medie a indirizzo musicale. La definizione di un quadro di riferimento nazionale riguardo alla filiera dell’istruzione musicale appare un’esigenza ineludibile;
  10. Nuova edilizia scolastica: progettazione di nuovi edifici scolastici affidate ai migliori architetti italiani.

[1] In recepimento della DIRETTIVA   1999/70/CE   DEL   CONSIGLIO del   28   giugno   1999 relativa all’accordo quadro   CES, UNICE   e   CEEP   sul   lavoro   a   tempo   determinato. L’Italia è indietro di vent’anni sull’attuazione.

[2] Quasi tutti i paesi europei effettuano un monitoraggio generale del mercato del lavoro e molti lo utilizzano per verificare l’equilibrio tra offerta e domanda di insegnanti e per informare i decisori. La pianificazione preventiva dell’offerta e della domanda di docenti esiste nella maggioranza dei paesi europei. Molti paesi hanno carenze notevoli di personale, in alcuni casi legate a specifiche materie o ad alcune aree geografiche, mentre, in altri, più generalmente dovute all’invecchiamento della popolazione docente e ai tassi di abbandono della professione. In altri paesi, anche l’eccesso di offerta rappresenta un problema (in alcune aree e materie) come il monitoraggio e l’analisi dell’offerta e della domanda di docenti.

[3] In Montenegro i livelli di carriera riflettono l’evoluzione dei ruoli di un insegnante: 1. “insegnante tirocinante”– non ancora abilitato – 2. “insegnante” 3. “insegnante mentore” 4. “insegnante consulente”, 5. “insegnante consulente senior”. Il livello più elevato è “insegnante ricercatore” ma tale livello di carriera può essere raggiunto senza una progressione graduale, purché il docente soddisfi i criteri richiesti per tale livello.

[4] Il posto delle materie artistiche all’interno dei curricoli nazionali riflette la priorità riconosciuta all’educazione artistica a livello primario e secondario (Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 60, Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività). Le discipline artistiche sono fondamentali per lo sviluppo armonioso della personalità e per la formazione di una persona e di un cittadino capace di esprimersi con modalità diverse, di fruire in modo consapevole dei beni artistici, ambientali e culturali, riconoscendone il valore per l’identità sociale e culturale e comprendendone la necessità della salvaguardia e della tutela (Indicazioni nazionali 2012). Molti autori affermano che l’educazione artistica può potenzialmente contribuire a creare un ambiente favorevole all’apprendimento della creatività nelle scuole, in particolare se è parte integrante del curricolo e se gli viene riconosciuto un numero sufficiente di ore (KEA EuropeanAffairs, 2009). D’altra parte, molti affermano anche che un insegnamento artistico di scarsa qualità può ostacolare lo sviluppo della creatività (Bamford, 2006, 144).

[5] DM 382/18, D. Lgs. 60/17 art. 15.

Quasi tutti i paesi europei effettuano un monitoraggio generale del mercato del lavoro e molti lo utilizzano per verificare l’equilibrio tra offerta e domanda di insegnanti e per informare i decisori. La pianificazione preventiva dell’offerta e della domanda di docenti esiste nella maggioranza dei paesi europei. Molti paesi hanno carenze notevoli di personale, in alcuni casi legate a specifiche materie o ad alcune aree geografiche, mentre, in altri, più generalmente dovute all’invecchiamento della popolazione docente e ai tassi di abbandono della professione. In altri paesi, anche l’eccesso di offerta rappresenta un problema (in alcune aree e materie) come il monitoraggio e l’analisi dell’offerta e della domanda di docenti.

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