Lo sciopero del SAESE per il sostegno alla dieta

Lo sciopero del SAESE per il sostegno alla dieta

Lo sciopero indetto dal cosiddetto Sindacato autonomo scuola ed ecologia (SAESE) ha avuto il solito strascico di polemiche in relazione alla partecipazione di alcuni lavoratori che hanno provocato disservizi nel già difficile panorama della gestione della scuola nella pandemia. Il caso della scuola primaria Giacinto Gallina di Venezia è emblematico. E’ bastato un solo collaboratore scolastico in sciopero per impedire l’accesso alla scuola a tutte le bambine e i bambini.

Il SAESE, sindacato on line la cui rappresentatività è pressoché nulla nel mondo della scuola, ha indetto lo sciopero nel giorno venerdì 21 gennaio per sostenere la dieta dei gruppi sanguigni e contro i provvedimenti del governo Draghi. Il sindacato ha dichiarato inoltre di essere esonerato  “tentativo obbligatorio di conciliazione” data la natura generale e politica dei temi oggetto dello sciopero. Il SAESE si vanta di essere  l’unico sindacato che abbia indetto tre scioperi di ventiquattro ore per ottenere una legge anti-mobbing a tutela di tutto il personale scolastico (non si conosce il livello di partecipazione agli stessi..). A capo del SAESE c’è Francesco Orbitello, classe 1978, laurea in Scienze Naturali all’Università di Catania, insegnante di Scienze e di Sostegno e che ha assunto il ruolo di  Presidente e Tesoriere (!!!) del “suo” sindacato.

Siamo sicuri che il SAESE abbia agito nella legalità e che sia legittimo indire scioperi di tale natura nella scuola nel rispetto della normativa vigente. Ma è anche evidente che il diritto di sciopero non può essere utilizzato in modo così superficiale. La pletora di scioperi che si abbatte ogni anno sulla scuola, scioperi indetti da sigle praticamente sconosciute, porta alla progressiva delegittimazione dello sciopero agli occhi della pubblica opinione che tende a confondere le mobilitazioni giuste delle sigle sindacali strutturate e partecipate con quelle di organizzazioni composte da pochissimi iscritti e che tendono a legittimare se stesse inseguendo le logiche del ricorsificio e delle iniziative populistiche.

Il diritto di sciopero nella scuola (servizio pubblico essenziale)  e nel pubblico impiego è stato ampiamente limitato con la legge 146 del 1990 con il consenso dei sindacati confederali. E’ stato vietato il blocco degli scrutini, sono state poste condizioni pesantissime circa i periodi di indizione tra uno sciopero e l’altro (sono vietati gli scioperi di durata superiore alla giornata). Di fronte a queste limitazioni oggettive del diritto di sciopero resta strumentalmente il diritto di indizione di scioperi anche generali su interi comparti organizzati da sigle quasi inesistenti che di fatto vanificano con la loro azione gli scioperi veri, organizzati da associazioni sindacali reali e non autoreferenziali.

Meglio sarebbe rivedere tutta la legge 146/90 ampliando il diritto di sciopero nel pubblico impiego e nei servizio essenziali (dando ad esempio la possibilità di scioperare per più giornate..), ma dando legittimità all’indizione solo a quelle organizzazioni sindacali che hanno un minimo di rappresentatività nazionale o territoriale (basterebbe anche il 2%) e che si prendono la piena responsabilità delle proprie decisioni.

Fabrizio Rebershegg

Fabrizio Rebershegg

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