Leonardo Sciascia e Stefano Vilardo

Leonardo Sciascia e Stefano Vilardo

Dai banchi alla cattedra, maestri di scuola e di vita

Nell’anno in cui si festeggia il centenario dalla nascita di Leonardo Sciascia, a pochi giorni dalla ricorrenza, piangiamo la scomparsa di un altro scrittore siciliano che fu anch’egli insegnante; pochi giorni fa, infatti, è venuto a mancare Stefano Vilardo, uno dei migliori amici di Leonardo Sciascia, compagno di scuola, compagno di banco. Alcune delle vicende più importanti della vita di Leonardo Sciascia hanno avuto come sfondo le aule di una scuola, che poi ritroviamo in vari scritti.

Dicevamo, dunque, Stefano Vilardo è mancato, il 17 gennaio 2021, dopo essere stato testimone del centenario dalla nascita di Leonardo Sciascia (8 gennaio 1921 – 8 gennaio 2021). Era stato insegnante a Delia, sua città natale, e ancora a Caltanissetta e poi a Palermo, dove avrebbe messo radici e dove aveva continuato a frequentare il suo Sciascia, conosciuto – come già accennato – tra i banchi dell’istituto magistrale di Caltanissetta; lo aveva sostenuto nella scrittura e, in un certo senso, nella carriera letteraria. Era di Sciascia l’introduzione al libro Tutti dicono Germania Germania, edito dai tipi di Garzanti nel 1975, poi ristampato per Sellerio nella collana “La memoria” nel 2007 – inconfondibile collana nata dall’idea e sotto la consulenza di Leonardo Sciascia, che ne diede anche il nome, conosciuta come la “collana blu” – che conserva la nota dell’autore racalmutese. Sempre per i tipi di Sellerio, nel 2012, era uscito un libricino di Vilardo, A scuola con Leonardo Sciascia, intervista amichevole rilasciata ad Antonio Motta, una chiacchierata in cui Vilardo si lascia andare ai ricordi, va indietro, agli anni in cui l’amicizia con Sciascia era nata e si era consolidata.

Racconti inediti e preziosi, come possono essere solo quelli custoditi da chi ci ha amato veramente. Aneddoti che racconta e riconferma anche in altre occasioni: «feci esperienza della sua profonda umanità, quando ci ritrovammo nella stessa classe, al Magistrale di Caltanissetta, io ero stato bocciato per cui lì mi trovavo in veste di ripetente. Nessuno mi voleva quale compagno di banco, solo Nanà mi disse di sedermi accanto a lui. E da quel giorno non ci divise più nessuno». Così racconta a Salvatore Ferlita in un articolo dal titolo “Stefano Vilardo: “Io e Sciascia, compagni di banco per sempre”, pubblicato da Repubblica il 27 dicembre 2020, solo pochi giorni prima della morte, e ancora «Taciturno, come al solito. Ma in grado di sorprendere Granata, il nostro giovanissimo professore di Lettere, quando consegnava il suo tema: all’inizio era convinto che Leonardo copiasse, era stupito dalla qualità della sua scrittura, dall’originalità delle citazioni.

Ma va detta una cosa: prima di scrivere e consegnare il suo elaborato, Leonardo aiutava tutti i compagni, regalava un incipit, faceva superare uno stallo. Poi, nell’ultima mezz’ora a disposizione, faceva il suo tema. Granata trascorse una notte intera per cercare le fonti, poi si rivolse direttamente al preside del Magistrale, che era Luigi Monaco. Il quale lo rassicurò: è tutta farina del suo sacco».

Tra i banchi di scuola Sciascia non passò solo gli anni della fanciullezza e della giovinezza, ma anche alcuni anni “dall’altra parte della barricata”, dietro la cattedra, come maestro di scuola elementare, dal 1949 al 1957, una palestra di vita che racconterà anche nel libro che rappresenta l’esordio nazionale, Le parrocchie di Regalpetra, edito per la prima volta da Laterza nel 1956, anche se il nucleo originario è rappresentato da Cronache scolastiche, pubblicato dalla rivista “Nuovi argomenti” nel 1955. Una testimonianza autentica che si aggiunge alle testimonianze di tutti quei ragazzi che furono suoi alunni e che ora, da uomini adulti, ne restituiscono un ricordo affettuoso, di un uomo che si faceva rispettare ma che non picchiava i ragazzi, che parlava con loro, conosceva le loro famiglie e le difficoltà che affrontavano.

Molti giornalisti, purtroppo, ne restituiscono un’immagine stereotipata, quasi di un maestro svogliato, stereotipi che vengono confutati anche nel bel libro di Barbara Di Stefano, Sciascia maestro di scuola. Lo scrittore insegnante, i registri di classe e l’impegno pedagogico, una ricerca seria sulle fonti documentarie come, per esempio, sui registri di classe di Sciascia maestro, che sono esposti presso la Fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto, ma soprattutto un lavoro che restituisce alcuni articoli pedagogici dispersi degli anni Cinquanta e un’antologia per la scuola media realizzata dallo scrittore negli anni Ottanta. Alla fine, alla sottoscritta rimane l’immagine di uomini, oramai anziani, che ogni anno vengono a Racalmuto e alla Fondazione Leonardo Sciascia – anche dall’estero – a cercare il loro nome in quei registri, chini sulla carta, l’inchiostro un po’ sbiadito, la scrittura bella e regolare di Leonardo Sciascia, e loro con le dita a scorrere l’elenco, alla ricerca di un ricordo, semplicemente il ricordo del loro maestro.

Salvatrice Linda Graci

Redazione

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