La scuola in mano ai pedagogisti e ai burocrati: un disastro annunciato con Valditara che sconfessa se stesso

La scuola in mano ai pedagogisti e ai burocrati: un disastro annunciato con Valditara che sconfessa se stesso

di Aldo Roversi da Gilda Venezia

Il Ministro Valditara si era presentato come fautore di una nuova autorevolezza degli insegnanti e della loro centralità nei processi educativi. Sembra che si sia dimenticato di tutto ciò nominando una commissione per la riforma delle indicazioni nazionali composta totalmente da pedagogisti. Ricordiamo che le “indicazioni nazionali” sono di fatto i “programmi” scolastici ai quali i docenti dovrebbero attenersi per garantire i contenuti del sapere anche disciplinare da organizzare nell’attività didattica. In concreto definiscono i confini del sapere trasmissibile ai discenti con una griglia di priorità da porre in essere  nell’attività didattica.

Giustamente molti storici hanno criticato questa scelta che espelle dal dibattito i contenuti disciplinari curvando le indicazioni nazionali al “come fare scuola” senza una riflessione profonda su cosa deve insegnare la scuola. Tralasciamo le critiche rispetto ai nominativi scelti per la commissione anche se la presenza di università telematiche dà il segno della deriva in atto.

Quello che ci pare fondamentale è la delega a cosiddetti “esperti” della didattica” che mai hanno fatto il mestiere di insegnare il cuore dei contenuti del sapere essenziale e necessario che deve essere alla base delle conoscenze prima e poi delle competenze dei discenti.

La pedagogia, ricordiamo, non è una scienza esatta. Tutt’altro. Si divide in scuole di pensiero filosofico e politico ben definite costituendo una sorta di nebulosa scientista i cui risultati concreti lasciano interdetti. Se la fucina della progettazione didattica viene delegata a questo gruppo ristretto  “specialisti” (scienziati dell’educazione appunto) con evidente sacrificio della corresponsabilità riflessiva dell’insegnante, i docenti diventano da uomini e donne di cultura e semplici esecutori e facilitatori dell’apprendimento. La cultura pedagogica di moda in occidente negli ultimi decenni è scaduta ormai in un pedagogismo rarefatto, distante dai problemi vissuti quotidianamente nelle aule e principalmente finalizzata a giustificare inutili studi autoreferenziali sul come si “potrebbe fare scuola”.

La scelta di Valditara è oggettivamente uno dei provvedimenti più deleteri per la scuola italiana e segna una linea di continuità con le bizzarre riforme scolastiche che si sono succedute negli ultimi trent’anni e di cui vediamo tristemente gli effetti.

Redazione