Irrompe “in classe” e si masturba durante una videolezione

Irrompe “in classe” e si masturba durante una videolezione

Sono sotto choc gli alunni di una scuola elementare del leccese che, durante una videolezione, hanno dovuto assistere ad una scena inquietante.
Un uomo è riuscito ad intrufolarsi sulla piattaforma, aperta per la didattica a distanza dopo la sospensione delle attività didattiche a causa dell’emergenza Coronavirus, si sarebbe spogliato e avrebbe cominciato a masturbarsi davanti agli alunni. La lezione è stata immediatamente interrotta e le attività sospese ma l’episodio, come riportato dal Nuovo Quotidiano di Puglia, è finito sul tavolo della Procura di Lecce che ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sull’accaduto e cercare di individuare il maniaco.
È stata la Dirigente Scolastica a denunciare l’accaduto alla Polizia Postale che adesso sta cercando di risalire all’uomo attraverso l’ip e il dispositivo utilizzato per accedere alla piattaforma, dove per entrare è necessario ricevere l’invito ovvero un link dal docente.


Alcuni problemi tecnici e casi di hackeraggio, nei giorni precedenti l’increscioso episodio, avevano spinto ad innalzare il livello di sicurezza.
Nelle classi virtuali può accedere solo chi ha registrato un account con le credenziali della scuola.
I problemi di sicurezza legati alla didattica a distanza sono molteplici e spaziano dalla security intrinseca offerta dalla piattaforma scelta, ai problemi legati alla privacy e al controllo di chi si collega, passando per i problemi relativi al copyright dei documenti condivisi su queste piattaforme.
Eppure recentemente il Presidente dell’Autorità Garante, Antonello Soro, ha dichiarato che “le straordinarie potenzialità del digitale, rivelatesi soprattutto in questo frangente indispensabili per consentire l’esercizio di diritti e libertà con modalità e forme nuove, non devono indurci a
sottovalutare anche i rischi, suscettibili di derivare dal ricorso a un uso scorretto o poco consapevole degli strumenti telematici”. Per questo motivo è nata la necessità di dare delle istruzioni per l’uso per la scuola.
Cosa è accaduto allora? Come l’uomo è riuscito ad accedere alla classe virtuale? Tutti i discorsi e gli obblighi a tutela della privacy chi fine hanno fatto? Che sicurezza danno le piattaforme utilizzate? Sono davvero collegati solo gli studenti? Tante sono le domande che, al momento non hanno risposta anche se alunni, docenti e genitori devono ricevere per poter continuare a studiare e lavorare senza imbattersi in persone senza
scrupolo.
I minori e le persone che utilizzano la piattaforma devono essere tutelati. Chi ci deve pensare?

Ai posteri l’ardua sentenza!

Barbara De Robertis

Barbara De Robertis

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