Il Ministero dà i numeri sulle iscrizioni Licei Made in Italy e alla filiera tecnico-professionale

Il Ministero dà i numeri sulle iscrizioni Licei Made in Italy e alla filiera tecnico-professionale

Pubblichiamo questo interessante intervento di Gianni Tagliapietra comparso sul blog di Gilda Venezia

Valditara si è lanciato in dichiarazioni imbarazzanti per nascondere il fallimento delle sperimentazioni del Liceo del Made in Italy e della filiera tecnico-professionale adducendo un incremento delle percentuali di iscrizioni di questi segmenti di istruzione.
Ma tace sul semplice fatto che in totale su tutta Italia gli iscritti alle filiere 4+2 sarebbero stati solo 1405 nei tecnici e 688 nei professionali e per il liceo Made in Italy sarebbero solo 420. In concreto, presi in considerazione i numeri minimi per riconoscere una Istituzione scolastica autonoma, si potrebbero creare per tutta Italia 2 istituti per la sperimentazione tecnica a quattro anni, mezzo per i professionali e mezzo per il Liceo Made in Italy.

Un risultato disastroso che conferma l’approssimazione e la superficialità con la quale  il governo si è mosso in un contesto complesso e già pesantemente depotenziato dopo la riforma Gelmini  anche se ha tentato fino all’ultimo di costringere i Collegi dei docenti a riconvocarsi per approvare obtorto collo una riforma confusa, fragile e che è stata imposta con tempi inaccettabili e con una informazione del tutto inconsistente.
Come si può immaginare di invitare le famiglie e gli studenti ad iscriversi ad un Liceo del Made in Italy (che sarebbe meglio chiamare Liceo Urso dal Ministro promotore) di cui non si conoscono i quadri orari e le materie previste per il triennio conclusivo?
Come si può chiedere di accorciare di un anno il percorso tecnico o professionale senza chiarire che ruolo avranno i docenti esterni con contratto privatistico?
Non si capisce per la filiera tecnico-professionale concretamente  per quante ore e con quali servizi proposti (lo spalmare l’ultimo anno sui precedenti impone un ritorno pomeridiano per più giorni con scuole prive di mense) si intende immaginare il funzionamento di una offerta formativa subalterna alle esigenze delle imprese territoriali.

Valditara e Urso si dichiarano soddisfatti. Buon per loro, ma la realtà è che la scuola reale è ben lontana dalla scuola immaginata dal ceto politico di governo che sembra usare l’istruzione prevalentemente per finalità di propaganda.
Sta ora ai docenti che insieme con i dirigenti più consapevoli hanno rifiutato l’imposizione delle riforme calate dall’alto continuare a resistere contro la minaccia di rilanciare nel prossimo anno il tema della filiera tecnico-professionale e del Liceo made in Italy.
Una seria riforma ha bisogno di condivisione, partecipazione attiva degli attori coinvolti, in primis i docenti, e tempi di preparazione adeguati. Le riforme scolastiche purtroppo hanno effetti di medio-lungo periodo, un tempo ben più lungo di qualsiasi coalizione al governo.

Redazione