IL BOZZOLO DELLE RSU

IL BOZZOLO DELLE RSU

Se non si cambia modello di rappresentatività, i sindacati autonomi saranno destinati all’irrilevanza

La premessa è solita, come ormai da molti anni: i dati delle RSU 2022 non sono né accertati né definitivi e già questo è un segnale della grande criticità del meccanismo elettivo delle RSU. Procedure obsolete ma, nonostante ciò, ancora non correttamente codificate: basti pensare che tutto è ancora regolato dall’ACQ del 7 agosto 1998, un testo di 4 striminzite paginette che non ne vuole sapere di morire in pace, al punto che neppure l’Accordo del 2016 è riuscito a soppiantarlo e l’ARAN regna sovrana con le sue Note che danno “Pareri”, non vincolanti né peraltro obbligatori, su una materia di contenzioso infinito. Solo alle ultime elezioni dell’aprile 2022 possiamo considerare un 5% almeno di ricorsi al sedicente Comitato dei Garanti, punta dell’iceberg di una marea di problemi fra le diverse sigle sindacali che si presentano alla competizione elettorale. Spesso e in modo promiscuo si ingenera confusione fra la commissione elettorale scolastica e quella di nomina sindacale per le RSU e in mancanza di altra disponibilità il personale ai seggi viene implorato di partecipare quasi precettato, laddove non aderisca volontariamente solo per interesse di parte, per favorire il proprio sindacato e non per spirito di servizio, onde consentire le elezioni per tutti gli elettori.

L’interpello al Comitato dei Garanti, composto dai rappresentanti delle stesse liste che si sono presentate, lungi dall’osservare un regolamento condiviso, anzi spesso confrontandosi sui lacerti di una legislazione farraginosa ed ambigua, si risolve in una reiterazione dei rapporti di forza e non garantisce alcun diritto di tribuna alle sigle minoritarie. Chi entra in minoranza nel Comitato, sempre ne esce sconfitto, perché l’istituto garantisce solo la regola dei più forti: non essendovi un giudice per i ricorsi presentati ma solo gli stessi membri che sono parte in causa, finisce per ribadire la volontà schiacciante della maggioranza.

Questa è solo una delle tante criticità del sistema, peraltro nota solo agli addetti ai lavori. Alla dubbia democraticità dei meccanismi di garanzia del sistema, va poi aggiunto il costo del personale impegnato nella procedura elettorale, che, pur non percependo emolumenti si astiene dal lavoro per tre o più giorni, dovendosi occupare dei seggi, delle votazioni, della preparazione delle schede e dello scrutinio. Costo non solo economico ma anche culturale che distrae la scuola dalla sua missione educativa.

Il risultato avrebbe senso se finisse per un misurare realmente la rappresentatività sindacale ma la sorpresa vera è che il prodotto finale non si discosta dal calcolo della platea delle diverse deleghe sindacali. Le elezioni RSU, che dovrebbero far media con il calcolo delle iscrizioni sindacali, in realtà se ne discostano pochissimo finendo per premiare, anche se di poco, più la capacità di reclutamento di un elettorato assai mobile e spesso non legato alla singola scuola, se non da un rapporto saltuario e provvisorio. Basta vedere la seguente tabella composta solo da percentuali per rendersene conto:

SINDACATODELEGHE SINDACALI *VOTI RSU 2018STIMA VOTI 2022DIFFERENZA SU 2018DIFFERENZA SU DELEGHE
CGIL23.326.527.3+ 0.8+ 4.0
CISL25.423.824.5+ 0.7– 0.9
UIL15.216.617.7+ 1.1+ 1.9
SNALS12.412.512.1– 0.4– 0.3
GILDA9.58.58.0– 0.5– 1.5
ANIEF5.86.06.0 + 0.2

*interpolazione dei dati 2015: gli ultimi ufficiali a disposizione.

Allestire questo circo triennale per ottenere una differenziazione che ben poco si discosta dalla conta delle deleghe sindacali ha un costo stimabile in molti milioni di euro. Sarebbe molto più pratico utilizzare il sistema delle RSA, in uso precedentemente al 2000: i sindacati che vogliono (e possono) essere rappresentati nelle contrattazioni di istituto nominano i loro TAS (in genere trovarli è difficile quanto individuare un candidato) e conferiscono loro facoltà di firma. Senza contare che un sistema elettorale così attualmente congegnato, assolutamente proporzionale e indifferenziato per categoria ha finito progressivamente per premiare i confederali a scapito degli autonomi: un trend che è possibile vedere il confermato dalla quinta colonna della tabella.

Cui prodest?! è la domanda finale e retorica di questa breve riflessione, è un po’ come il Comitato dei Garanti: garantisce solo lo status quo e lo rafforza. Dalle RSU non ci sarà mai un cambiamento reale, ma solo un lento precipitarsi verso una condizione impiegatizia e non professionale. Abbandoniamo questa nave, perché è impastoiata, come un insetto catturato in una ragnatela, non appassiona più nessuno e serve solamente a garantire le rendite di posizione.

Stefano Battilana

Stefano Battilana

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