I docenti di un Liceo di Verona ci scrivono: “Non veniamo mai- in alcun modo- interpellati sul cosa fare…”

I docenti di un Liceo di Verona ci scrivono: “Non veniamo mai- in alcun modo- interpellati sul cosa fare…”

Verona, 9 gennaio 2021 Alla attenzione di
Ministero dell’Istruzione
Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto
Ufficio Scolastico Provinciale di Verona
Prefettura di Verona
Azienda Trasporti Verona
Segreteria nazionale e provinciale di: CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA
Quotidiani L’Arena, Corriere di Verona, Repubblica


I docenti e il personale del Liceo Maffei (Verona n.d.r.) si sono riuniti il 4 gennaio scorso in assemblea sindacale per discutere sulle modalità di rientro a scuola dopo le vacanze di Natale, rientro in origine previsto per il giorno 7 gennaio con il 50% degli studenti in presenza e il restante 50% in Didattica Digitale Integrata, previsione di fatto superata dalla Ordinanza Regionale (giunta a fine mattinata nel pieno della discussione), che stabilisce per la Regione Veneto la sospensione delle lezioni in presenza fino al 31 gennaio. La scelta regionale non vanifica la necessità della nostra discussione, ma anzi conferma il “navigare a vista” che ha caratterizzato tutto quello che ha riguardato la scuola fin dall’inizio della pandemia.
Siamo donne e uomini di scuola, conosciamo bene il nostro ambiente di lavoro, abbiamo piena consapevolezza dell’alto significato del diritto allo studio che per noi si traduce nel successo formativo dei nostri studenti, ma non veniamo mai –in alcun modo– interpellati sul “cosa” fare, a noi rimane sempre e comunque l’onere di trovare il “come” rendere attuabili indicazioni che mutano di momento in momento. Si potrà dire che anche questo è lo specifico della didattica che difendiamo come nostra esclusiva competenza, ma si deve anche dire che la scuola è progettazione e programmazione e che in quanto tale richiede tempi –per quanto possibile– certi. In questi mesi, invece, abbiamo assistito ad una sostanziale assenza di pianificazione. Ad esempio, solo poco prima di Natale abbiamo dovuto attrezzarci per trovare soluzioni che sarebbero dovute durare una settimana, dal 7 al 15 gennaio, come se la scuola fosse il teatro della improvvisazione.


A scuola non si improvvisa, ogni azione didattica è frutto di un pensiero preciso su una classe e ogni classe è più di un gruppo di studenti; quando pensiamo a come fare lezione, a quali verifiche preparare, con quali tempi agire perché tutti gli studenti abbiano le stesse opportunità, stiamo immaginando percorsi che vanno continuamente riadattati, in vista però di un obiettivo che rimane immutato ovvero che ogni studente compia il suo percorso scolastico nel migliore dei modi. Tutto questo nulla ha a che fare con l’improvvisazione.
La scuola si è attrezzata passando dalla presenza alla didattica a distanza, e non è indifferente lo sforzo compiuto dall’inizio della pandemia; non si tratta solo dell’uso degli strumenti tecnologici, si è dovuto trovare un modo di dar fiducia ai ragazzi, di motivarli ad accogliere modi diversi di fare scuola, di valutarne lo sforzo. Si è cercato di mantenere vivo il tessuto di relazioni e di continuare a trasmettere e condividere valori attraverso lo studio e l’impegno nell’affrontare le diverse discipline.
Nessuno si è sottratto alle sue responsabilità e il lavoro di creatività è stato enorme. Abbiamo lavorato, continuiamo a lavorare, come altre categorie, in condizioni difficili e precarie. La pandemia ha di fatto
evidenziato le criticità già presenti nella scuola ormai da molti anni: ad esempio, le classi sovraffollate, spesso in aule piccole e quindi in deroga alla normativa sulla sicurezza.
A noi pare che tale situazione di criticità e il nostro sforzo non siano affatto riconosciuti e se la scuola è diventata improvvisamente una urgenza lo si deve alla pandemia che contrappone drammaticamente diritto alla salute e diritto allo studio, scaricando sul personale della scuola un problema morale che ci investe come cittadini.
Difendere l’idea che anche a scuola la salute sia la priorità è un tema di salute pubblica e le perplessità riguardo al rientro in presenza nelle attuali condizioni non sono dovute a mero istinto di autoconservazione del personale della scuola ma a senso civico di comunità per scongiurare contagi progressivi: i dati che arrivano dagli studi più recenti confermano l’abbassamento dell’età nella diffusione dei contagi.
A tale proposito, si pongono due problemi: la raccolta e l’analisi dei dati riguardanti la scuola, che al momento sembrano sporadiche, in assenza di un progetto generale (gli studi sui dati del Piemonte e dell’Emilia-Romagna suggeriscono di proseguire su questa strada) e, non ultima, la questione dei tracciamenti efficaci, di uno screening rapido e dei vaccini per il personale della scuola, su cui molto è stato scritto. Si deve mettere in gioco, a nostro avviso, la capacità delle Università e della Ricerca di fornire contributi utili ai decisori politici e alla società tutta.


Rimane il nodo dei trasporti: ne sentiamo parlare dalla scorsa primavera e poco è stato risolto; un esempio per tutti: a inizio anno scolastico la frequenza degli autobus urbani feriali era quella del sabato, ovvero un numero di corse ridotto rispetto allo stesso periodo del 2019, con il risultato che sulle linee più utilizzate la frequenza è stata ogni 20 minuti invece che ogni 15 aumentando di fatto il numero dei passeggeri presenti sulla stessa corsa. ATV è tornata agli orari feriali in novembre. Ora si parla di un raddoppio del servizio scolastico –che non tutti gli studenti usano, per la verità– che implica però le entrate scaglionate a scuola per evidenti problemi di traffico; ancora una volta la scuola è costretta a rivedere la propria impostazione, e il proprio orario, in questo caso in subordine all’orario dei trasporti: con buona pace di qualsiasi considerazione didattica e assumendosi responsabilità che non le competono.
Nei mesi scorsi le autorità preposte avrebbero dovuto pianificare interventi seri per un rientro in sicurezza anziché lasciare tutte le responsabilità in capo alle singole istituzioni scolastiche e ai loro Dirigenti, senza peraltro chiedere a livello nazionale il parere dei docenti e del personale ATA, che quotidianamente fanno funzionare le scuole.
Tutti a parole sottolineano l’importanza della scuola e della formazione di quelli che saranno i nostri cittadini e le nostre cittadine, ma è necessario passare una buona volta dall’etica della parola a quella della responsabilità che comporta atti concreti, programmati anche in tempi di urgenza ed emergenza e condivisi con chi ogni giorno svolge il proprio lavoro.
Chiediamo che finalmente si faccia ciò che da sempre è urgente e necessario. Prima di tutto, diminuire il numero degli studenti per classe, stabilendo che le classi di prima annualità nel prossimo anno scolastico siano meno numerose; assumere docenti e assicurare la copertura delle cattedre a settembre, perché tutte le risorse necessarie siano disponibili: così le classi saranno più sicure, e la didattica sarà ancora più efficace. In secondo luogo, investire con un piano a lungo respiro sui trasporti, sull’edilizia scolastica e sulla sicurezza all’interno delle scuole*. Quanto alla situazione presente, chiediamo nell’immediato che sia attuato un percorso di tracciamento dei contagi efficace e tempestivo che si traduca anche in una raccolta e condivisione pubblica dei dati riguardanti la scuola.
Alla luce di queste considerazioni e degli sforzi compiuti fino ad oggi chiediamo con forza rispetto per il lavoro che si svolge a scuola e che si cominci a pensare alla scuola con un respiro più ampio, ricordando che non sempre l’obbedienza è una virtù.
*Fonti per i dati sul contagio da SARS-CoV-2 in relazione a scuole, popolazione più giovane, ambienti chiusi:
Dati ISS:

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-sorveglianza-dati
https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_29-dicembre-2020.pdf (29/12/2020)
Studio sui dati della provincia di Reggio Emilia (10/12/2020):
https://www.eurosurveillance.org/content/10.2807/1560-7917.ES.2020.25.49.2001911
Analisi preliminare dei dati del Piemonte (7/12/2020):
https://alessandroferrettiblog.wordpress.com/2020/12/07/cade-il-velo-sui-contagi-nelle-scuole-piemontesi-il-personale-da-due-a-quattro-volte-piu-esposto-della-media-la-situazione-nelle-materne-e-drammatica-solo-le-superiori-si-salvano-grazie-alla-dad/
Studi sul contagio da aerosol:
https://www.cambridge.org/core/journals/journal-of-fluid-mechanics/article/effects-of-ventilation-on-the-indoor-spread-of-covid19/CF272DAD7C27DC44F6A9393B0519CAE3 (28/9/2020)
https://www.bmj.com/content/370/bmj.m3223(25/8/2020)
Studio in pre-print dell’Imperial College di Londra sulla rapidità di diffusione della variante del Covid-19 e sul significativo coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti (31/12/2020):
https://www.imperial.ac.uk/news/211793/new-covid-19-variant-growing-rapidly-england/
Studi sul coinvolgimento dei ragazzi in età scolare:
https://www.ecdc.europa.eu/sites/default/files/documents/COVID-19-in-children-and-the-role-of-school-settings-in-transmission-first-update_0.pdf (23/12/2020)
https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(20)30927-0/fulltext (8/12/2020)

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