Gli Insegnanti e lo sciopero

Gli Insegnanti e lo sciopero

di Severino

Ci risiamo! Sciopero degli Insegnanti, della Scuola , dei lavoratori della conoscenza.

Motivazioni dello sciopero: “millanta che tutta notte canta”.

 Qualche elemento per provare a ragionare.

Negli ultimi tempi i Sindacati hanno minacciato moltissimi scioperi, ne hanno indetto molti, ma gli Insegnanti ne hanno fatti pochi. Anzi pochi insegnanti hanno fatto sciopero, anche stavolta.

Qualcuno di noi pensa che sia stato il grande, oceanico e inutile sciopero contro la “Buona Scuola” di Renzi a vaccinare gli Insegnanti contro lo sciopero. Ma la disaffezione verso questo strumento di lotta sembra investire non solo gli Insegnanti e gli operatori della scuola. Da tempo sembra aver contagiato un po’ tutti i lavoratori.

È il momento di farcene una ragione?

Viviamo in un tempo in cui il valore strumentale del lavoro, la validità del patto di scambio fra la prestazione d’opera e la retribuzione economica di essa, hanno perso quasi completamente il loro valore. Un po’ perché quello che faceva la massa della classe operaia e creava il valore e la forza del sindacato non esiste più e al suo posto ci sono le macchine,  i robot e l’informatica, e un po’ perché  il liberismo cinico ha sperimentato  che i sottopagati, pur con titolo di studio, lavorano lo stesso, devono lavorare lo stesso, anche se il loro reddito da lavoro non è in grado di garantire loro, se non in poche situazioni, una sopravvivenza dignitosa.

Sta emergendo con forza il fatto che la convivenza in una società moderna ad economia capitalistica non è più possibile lasciando il mercato del lavoro alla contrattazione privata. Per una pletora di lavori a scarsa specializzazione c’è una pletora di richiedenti a disposizione, che per  qualche giorno si adatta, ma non si riconosce né nelle retribuzioni proposte, né nel ruolo conseguente. Il lavoro non dà la dignità che deriva da una professione, non permette di sopravvivere e tanto meno di perseguire l’altra dignità, quella  che deriva dalla pubblicità e dagli oggetti che si possono acquistare. Ricordate l’epocale passaggio: io ho uno scettro d’oro perché sono il re/ io sono il re perché ho lo scettro d’oro. ( ho un cellulare da 2000 € perché  sono importante/ sono importante perché ho un cellulare da 2000€). Il lavoro ha perso ogni appeal, ogni dignità, ogni considerazione sociale.  Ecco perché lo sciopero, cioè il privare il datore di lavoro della tua prestazione, non lo impensierisce affatto. C’è una fila di richiedenti, di sempre più basso livello sociale, pronta a sostituirti.

Bisognerebbe poter ricorrere alla politica, ad un garante, ad un quotato intermediario. È proprio urgente, perché  lo sciopero da solo, per ottenere una qualsiasi rivendicazione, unica arma del sindacato, sembra ormai un’arma scarica. La situazione  si complica ulteriormente quando si tratta di un lavoro garantito e pagato dallo Stato, come quello degli Insegnanti, che presenta problemi complicatissimi, che si devono  gestire rispettando norme a cui hanno messo mani tanti e spesso poco preparati e il cui peso sociale è sconosciuto o frainteso. Il modello diventa farraginoso e produce una gestione rallentata, discontinua e spesso contraddittoria. C’è nella Scuola quindi una sempre crescente varietà di forzature, di piccoli e grandi conflitti, che rende la vita dei Docenti difficile e demotivante e la cui soluzione fugge o non spetta a chi è demandato a trovarla.

Due possono essere semplificando gli ambiti dei conflitti che si creano nella Scuola e per i quali sembrerebbe utile dichiarare lo sciopero.

Uno è quello che riguarda la remunerazione del lavoro. Gli insegnanti Italiani sono i meno pagati d’Europa. Le generazioni passate (quelle vicino alla pensione) sembrano essersene fatta una ragione, fondamentalmente reagendo con l’avvilimento. È  comunque una gestione  squisitamente politica, perché all’interno di questa professione non tutto si può normare e retribuire e i soldi necessari sono tanti e di tutti. La nostra classe politica che ha il mandato di farlo, latita. I sindacati importanti, che si chiamano confederali, per la proclamata unitarietà degli intenti, sono di solito una flebile emanazione di partiti moribondi e poco o per niente rappresentativi, ma loro ancora dei partiti si fidano e ne accettano le scelte politiche.

Noi, nati per rifiutare queste dinamiche, per nostra scelta, non abbiamo nessun referente, ma nemmeno purtroppo nessun organo che faccia elaborazione politica .

Le altre innumerevoli sigle sindacali  con le loro indizioni stizzite di sciopero sono sempre alla ricerca di una affermazione di permanenza in vita.

Chi ha ruolo e strumenti per fare politica sindacale, in questa situazione?. Nessuno.

L’altro ambito dei conflitti, il più frequente, quotidiano, quello nel quale più di tutti i Docenti cercano  un senso del sé, la percezione di contare, è l’ambito che chiameremo il “vivere a scuola”, fatto di relazioni con gli alunni, i loro genitori, con i colleghi e con i Dirigenti. È l’ambito più condizionante il sentire della categoria. E in questo ambito i Sindacati e i Sindacalisti sono spesso quasi totalmente ininfluenti. Corrono il pericolo di essere vissuti come autoreferenziali, anche quando non lo sono.

Fossero stati “guerrieri” gli Insegnanti non avrebbero fatto gli Insegnanti! Quelli un po’ più guerrieri infatti finiscono per diventare sindacalisti! A difendere gli Insegnanti comuni, nella loro vita scolastica  possono essere solo il sapere disciplinare e il senso della  dignità e del valore del ruolo. Per il resto debbono affidarsi alla dignità che gli altri attribuiscono al loro ruolo e al loro intervento educativo. E qui non ci siamo proprio. Non riesco a vedere nella nostra società qualcuno che lo sappia e possa fare.

Quando sono indetti scioperi e le rivendicazioni identificate risulta evidente la mancanza di ruolo e di strumenti dei sindacati. l’intervento e le scelte richieste sono evidentemente  politici. Compito dei partiti è farli. Invece per la Scuola sempre ritardi nei rinnovi contrattuali , sempre mancanza di soldi, sempre estromissione di chi è competente e intromissione di elementi terzi, nessun rispetto dei patti sottoscritti e soprattutto nessuna chiarezza diligenza e coerenza dopo, nel rispetto del pattuito. I Sindacati poi chiamati a firmare i contratti, lo fanno sempre, magari per “rispetto” dei partiti di riferimento, ma non sono in grado di garantire i patti contrattuali che firmano e dei quali  si dichiarano garanti

Alla base dell’attuale rapporto fra datore di lavoro (lo Stato) e dipendente (il Docente), c’è una conclamata e reiterata dichiarazione di sfiducia del primo nei confronti del secondo. È lunga la catena delle responsabilità e delle cause. I figli unici che sono pezzi e core, la Scuola che per lo stesso motivo non è più e non può essere ascensore sociale, la risibilità delle conoscenze richieste che infatti sono diventate competenze che si descrivono e non si valutano, e che quindi attengono al saper fare e all’addestramento. Nella nostra Comunità, a nessun alunno, nessun adulto può chiedere alcunché e quindi permettersi  di valutarlo. E così a caduta, il termine ricorrente e significativo che giustifica scelte, che informa gli inquadramenti, l’entrata in ruolo e i passaggi contrattuali è sempre “la formazione”, per i docenti. Non si chiede più, a fine percorso scolastico,  una formazione a chi viene da te per essere formato, la si chiede a te che per definizione dovresti essere formatore. Mah!

Che contratto vuoi avere se devi tu soprattutto essere ri-formato, se il tuo è un lavoro che l’ultimo arrivato con quattro slide deve reinsegnarti?

Dopo un percorso scolastico di livello medio-alto , una formazione universitaria sempre più mirata all’insegnamento con i famosissimi CFU la cui mancata acquisizione preclude ogni possibilità di diventare Insegnante, ad ogni piè sospinto, ad ogni cambio di Ministro o di Governo, ad ogni apertura di trattative contrattuali, ritorna il mantra della formazione dei Docenti. Gli insegnanti devono essere formati. Il prodotto finito, proveniente dalla scuola validato dall’Università non piace, non soddisfa. Sono loro che non convincono. Li si manda in classe per anni come precari, senza concorso, senza ruolo, senza contratto, senza stipendio, ma non piacciono, non soddisfano, non sanno insegnare tutto a tutti, ecco! Niente di simile per i Medici per esempio. E sì che le conoscenze della lingua italiana o della geometria euclidea sono meno soggette all’usura del tempo delle terapie a base di anticorpi monoclonali. Ma per la medicina basta il concetto di “aggiornamento”, basta ripartire da quello che si sa e aggiungere il nuovo, andare ad informarsi sull’ultima acquisizione.

Per  Docenti è necessario ripartire da zero, dalla Formazione. Bisogna dare loro una forma nuova. E chi è il “formatore”, l’uomo della provvidenza che ti può dare una nuova forma? L’esperto di didattica, ovvio! Cioè il/la quarantenne che magari mai entrata/o in classe, davanti a delle slide di dubbia chiarezza e spesso scarsa credibilità, ti spiega cose devi sapere e cosa devi fare, per poter insegnare tutto a tutti. Risulta chiaro allora che lo Stato che paga la Scuola, non si fida degli Insegnanti che fanno la Scuola, si fida soprattutto dei didattici.

È chiaro altresì che quando gli Insegnanti si lamentano, chiedono stipendi dignitosi, chiedono il riconoscimento del loro ruolo, lo fanno perché non hanno contezza che hanno bisogno di essere formati. Altro che sciopero!

Ormai però, dai,  se ne sono convinti anche loro stessi. Su 100 insegnanti risultano 84 o 85 che non credono allo sciopero. Quelli che ci credevano un poco, forse, sono andati in pensione o ci stanno andando. C’è anche qualche nuovo arrivato che spera ancora in qualcosa. Sta volta forse addirittura un po’ di più. I Sindacalisti e i Dirigenti sindacali che lo indicono spesso nemmeno lo fanno o lo possono fare lo sciopero. E poi quando niente di tutto ciò che hanno chiesto  con proclami verrà ottenuto, sottoscriveranno il contratto che a loro verrà proposto. Perché? Perché i Sindacati ci sono per firmare i contratti! Per poter sedere ai tavoli della contrattazione, ovvio!

A fare che?…..

Potrebbero avere esiti diversi gli scioperi della scuola dei giorni nostri?

Da dove ripartire allora? Da un altro sciopero fatto per chiedere che gli scioperi servano?

E allora da dove?

Dal sapere le cose, dal credere che è importante saperle, dal volerle insegnare e voler valutare se sono state apprese. Soprattutto dal non rinunciare mai alla propria dignità umana e professionale.

Ancora?

Sì ancora!!!

I lettori ci scrivono

I lettori ci scrivono

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.