Fratoianni (LEU): Basta DAD, Basta classi pollaio, grazie a docenti e studenti.

Fratoianni (LEU): Basta DAD, Basta classi pollaio, grazie a docenti e studenti.

Intervento incisivo di Nicola Fratoianni (Leu) alla camera a sostegno della scuola italiana.

“Abbiamo l’ occasione per provare a fare un’operazione che poche volte nella storia recente di questo Paese è stata possibile e, cioè, rimettere al centro del dibattito pubblico la scuola, la formazione, quella che io considero e continuo a definire la più importante infrastruttura civile, sociale, culturale e perfino economica di questo Paese.
La scuola in questi anni è stata messa ai margini, è stata considerata una pietra di scarto. È stato considerato un elemento marginale il lavoro nella scuola, quello dei docenti e delle docenti, prima ancora che sul piano economico, sul piano della loro funzione sociale, del loro ruolo decisivo come formatori dell’autonomia degli uomini e delle donne di questo Paese”.

“È stata considerata marginale la storia dei ragazzi e delle ragazze nelle nostre scuole. Le classi sovraffollate sono questo. Prima ancora che un problema di ordine sanitario, sono un problema di ordine formativo: non si può insegnare, non si può costruire una trasmissione che è fatta innanzitutto di relazione, prima e più che di trasmissione di competenze e di saperi di fronte a una classe sovraffollata.
Non lo si può fare in una scuola nella quale cade il tetto un giorno sì e un giorno no; non lo si può fare in una scuola o in un’area del Paese in cui le connessioni non consentono di utilizzare in modo efficace gli strumenti che l’innovazione tecnologica mette a nostra disposizione; e questo, badate, nulla ha a che vedere con la DAD, la didattica a distanza, che è stato uno strumento necessario per il cui utilizzo dobbiamo ringraziare docenti e studenti che hanno fatto salti mortali in un momento straordinario ma che dobbiamo considerare come un’esperienza eccezionale, necessaria, ma che va chiusa qui. La didattica, la formazione non è quella roba lì”.

“C’è un sotto-finanziamento strutturale del sistema formazione, a cui occorre rimediare: Cominciamo subito: c’è il <<decreto Rilancio>>. Ci sono emendamenti, alcuni ne ho presentati, io, costano: vogliamo discutere di questo? Io, per esempio, penso che, se diamo 4 miliardi di euro per togliere l’IRAP ad aziende che arrivano fino a 250 milioni di fatturato, forse potremmo decidere di dare qualcosa in meno su quel fronte e qualcosa in più per la scuola
Mi rivolgo a tutte le forze politiche, anche a quelle che oggi si iscrivono in misura massiccia all’ordine del giorno per fare la loro legittima e sacrosanta battaglia parlamentare. L’ho fatto molte volte anch’io e lo considero sempre un fatto legittimo.
Abbiamo un decreto: prendiamo un po’ di quei 4 miliardi e mettiamoli sulla scuola, perché, badate il tema della riapertura e della riapertura in sicurezza non è solo un tema sanitario, su cui però vorrei non banalizzassimo. Riaprire in sicurezza vorrà dire che noi dovremmo immaginare una scuola in cui le classi pollaio, le classi sovraffollate, non ci siano non solo perché c’è il COVID ma non ci siano più perché quelle classi non funzionano. Scuole che abbiano nuovi spazi, arredi diversi, che implichino un’idea anche del modo in cui si sta in classe che supera a volte forme di gerarchizzazione, di fissità perfino nella relazione tra corpo e testa nel momento dell’apprendimento, che in particolare per i più giovani è questione così delicata e decisiva.”

“Allora penso che noi abbiamo davanti un’occasione straordinaria per la scuola, Se qualcuno pensa che si possa ad un certo punto accendere l’interruttore e tornare a prima, ha sbagliato perché il prima è parte della crisi. La normalità a cui siamo stati e state abituati è parte della crisi e allora abbiamo il dovere di una visione lunga, di uno sguardo coraggioso. Cominciamo dalla scuola. Cominciamo da ora: lo possiamo misurare. La Commissione Bilancio comincerà la prossima settimana a votare gli emendamenti. Ne ho indicati alcuni: sono i miei, del mio gruppo, quelli che dicono quindici alunni per classe: va bene? Perché quello è il numero necessario per insegnare bene, non solo per farli andare a scuola sicuri. Libri di testo gratuiti nel ciclo dell’obbligo: costa 350 milioni, siamo pronti a fare questo investimento tutti assieme? Io su questo sfido il Parlamento, lo chiedo a tutti. Non mi frega niente della firma, sono pronto a firmare quelli che firma come prima firma chiunque altro di noi, chiunque altra di voi. Ma costruiamo fin da ora un passo e un salto di qualità.
Se lo faremo, non avremo perso questa occasione se non lo faremo, continueremo ancora una volta a riempire la nostra comune retorica di bei discorsi ma ancora una volta perderemo un’occasione straordinaria per rispondere a queste emergenze e per cambiare il presente e il futuro di questo Paese e di chi lo abita.”

Armando Bayo

Armando Bayo

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