ERRORI NEI TEST DEI CONCORSI: MA CHI E’ RESPONSABILE DI QUESTO DISASTRO?

ERRORI NEI TEST DEI CONCORSI: MA CHI E’ RESPONSABILE DI QUESTO DISASTRO?

Sembra un segreto di Stato, ma nessuno sinora è riuscito a capire chi ha formulato i quesiti dei test a
crocette che hanno segnato in molti casi risposte errate fatte da “esperti” del ministero. Ma chi sono questi esperti ?

Quali sono gli enti privati o pubblici cui è stato demandata la formulazione dei quesiti e delle loro risposte?

C’è qualcuno che risponde dei propri errori? C‘è stata una culpa in eligendo da parte dei responsabili ministeriali scegliendo enti ed “esperti” non adeguati.

Ma chi sono questi responsabili?
Nessuno dà una risposta. Forse perché chi la potrebbe dare è corresponsabile delle scelte.
Bianchi ha tentato in malafede di scaricare sulla ex Ministra Azzolina la responsabilità del disastro. Ma la
Azzolina aveva introdotto quesiti a risposte aperte, non test a crocette. Il Ministro ancora in carica tace o fa finta di non sapere e continua a fare dichiarazioni imbarazzanti sull’inizio del nuovo anno scolastico. Il
Parlamento ha introdotto la riforma del reclutamento con la quale si reintroducono prove preselettive a
quesiti con risposta aperta. Bene, ma la riforma è criticabile da tanti altri punti di vista con particolare riferimento alla necessità di 60 CFU per arrivare al ruolo. Quello che nessuno dice è che un serio processo di reclutamento abbisogna di commissari d’esame dedicati ad esso, con esonero totale o parziale dall’insegnamento. Questo permetterebbe di abbreviare i tempio delle procedure e di garantire una
minima serietà dell’esame. Come avveniva una volta per i concorsi ordinari. Certo, tutto questo costa molto al bilancio dello Stato, ma almeno eviterebbe le figuracce multiple fatte dallo Stato negli ultimi anni in merito al reclutamento dei docenti, figuracce che hanno portato a contenziosi, confusione e inefficienza delle variegate procedure.

Uno Stato che si definisce tale ha il dovere di investire sul reclutamento serio dei futuri docenti.

Fabrizio Rebershegg

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