È tempo di proclami?

È tempo di proclami?

Settembre andiamo!… ora nel bel paese i miei Docenti lasciano le spiagge e vanno verso…la scuola di prima.

Trasporti pubblici, cortili, corridoi, aule  palestre mense …assembramenti, promiscuità di spazi e oggetti. Tanti esseri umani che per poter fare e frequentare lezioni devono stare negli stessi spazi e interagire.

Il Covid è qualcosa di molto banale e quindi di molto serio. Non si presta assolutamente a dibattiti, non accetta di farsi guidare nemmeno da navigati politici, non si piega ad operazioni di visibilità politica di maggioranze e minoranze. Vive, si riproduce, per contiguità, perché attraverso la sospensione in aria per qualche metro e per qualche tempo, passa, riesce a passare da uno essere vivente all’altro. Adesso, a spese degli esseri umani e poi si vedrà. Ulteriore complicazione è che il Covid a tanti  può “chiedere un passaggio”, ma non a tutti fa pagare  lo stesso  pedaggio.

E oltre a queste, altre certezze non permette. Quindi di affermazioni generali sulla sicurezza garantita , sulla prevenzione, sulle strategie vincenti, non si può parlare. Sembrava fosse, la severità di questa pandemia, lo strumento più convincente per zittire ogni discorso “politico” all’italiana. Non c’è riuscita invece questa strage, nemmeno per la Scuola che  sembrava essere la  situazione in vitro più limpida per ragionare “politicamente” sulle priorità comuni. Tenere aperta la  Scuola  è il contesto più favorevole al contagio per un virus di questo tipo che ama la promiscuità. Contemporaneamente obbliga a misurarsi sulla  tenuta di valori conclamati quali il futuro, le nuove generazioni e le priorità comuni.

Si può dire che le scelte fatte sono state le più facili, soprattutto si son mosse agevolmente in un contesto che sembrava intervenire su una  “res nullius”. La Scuola è stata chiusa a marzo, senza che fossero attivati strumenti contrattuali e tecnici che le permettessero se non altro di arrancare. Non mancarono però gli  acronimi  di nuovo conio, primo fra tutti la “DAD” e la licenza di emanare direttive da parte di qualunque Dirigente scolastico ispirato. Chiunque  poteva indire ordinare convocare e il resto, cioè tutto era affidato alla buona volontà coatta e al senso civico dei Docenti meno pagati d’Europa. Privi di status sociale, costretti ad interagire con una “utenza” variegata  per cultura, richieste, necessità e disponibilità di tempo e mezzi, sono stati accusati i Docenti di disinteresse e corporativismo antisociale. La Ministra il vezzo continua ad averloi.

Non è stata mai più riaperta, la Scuola. Cioè si, per fare gli esami di Maturità e di licenza media. Ma i segnali erano solo di rassicurazione sociale, magari sanitaria, ma nessuno di affermazione di valore della scuola. Basta adesso ascoltare ciò che si dice dei nostri ragazzi: abbiamo richiesto loro sacrifici e loro hanno rispettato con maturità e senso civico le nostre imposizioni: non sono andati a Scuola!

E ora, visto che sono giovani, (…non siamo stati tutti giovani?…), come si fa a continuare a chiedere loro responsabilità e sacrifici. Come si fa a vietare loro le discoteche, che poi sono obbligati a fare 200 km con la macchina, di notte, per ritrovarsi di nascosto senza le mascherine e praticare i loro riti d’iniziazione. Le mamme stanno in pensiero!

Ecco questo è lo spirito degli adulti quando pensano ai giovani e ai loro problemi. Non è che il Governo e la Ministra guardino alla scuola all’istruzione, ai problemi dei giovani con lo stesso spirito?

Nel frattempo per la Scuola, quella con i problemi di gestione sono arrivate le scadenze annuali: la formazione delle classi del nuovo anno scolastico 20-21 e la conseguente attribuzione degli organici, che fatti ad aprile hanno  comunque mantenuto i numeri delle classi pollaio. Incombeva  peraltro la necessità di risolvere il problema di quali e quanti  Docenti mandare in classe a settembre,  se dopo averli messi in ruolo oppure nominandoli come  supplenti. Il tutto  sempre più pasticciato da proclami dei politici, attinenti le questioni di principio, che dichiarando a gran voce la ferrea volontà di rispettare il dettato costituzionale dell’entrata nei ruoli per concorso, non si curavano di definire chi, quando e pagati come (altri docenti che devono contemporaneamente andare in classe) avrebbe fatto  il commissario esaminatore per questi  esami di concorso, che avrebbero corretto le prove e fatto gli orali. Grandi decisioni invece, da riempire pagine e pagine di giornali sono state prese: comprare tablet durante la pandemia e i banchi  in previsione dell’apertura annuale.  

Eppure una cosa certa c’era comunque: non poteva essere più tempo di proclami. Ma  quotidianamente uno ne veniva e viene ripetuto: l’apertura sarà sicura, per tutti, in presenza e con la Scuola perfettamente funzionante.
Non sembra si debba, e invece si deve, tener conto che per la Scuola Italiana, adesso che deve prepararsi ad aprire  c’è l’incancrenirsi di un vecchio problema: la Scuola “normale” quella prima del Covid, aveva alunni per classe, numero di insegnanti e locali assolutamente inadeguati! Questi elementi, pur volendo negare o sminuire i problemi che creano, gettano benzina sul fuoco! 25 alunni per classe nelle aule degli edifici scolastici italiani non sono in grado di permettere nessun ragionamento di sicurezza, ma nemmeno di prevenzione.
Dobbiamo però provare a dirlo. a urlarlo che aggiustare alla meglio, solo a parole peraltro, tutto questo non garantisce sicurezza. Non c’è di certo nessuna certezza, ma in ogni caso pensare a qualche correttivo, a qualche accorgimento avendo contezza del problema, sarebbe stato logico, necessario  e siamo sempre fermi a questo: sarebbe essenziale ci fossero meno alunni per classe, ed esistesse un efficiente cordone sanitario attorno e dentro le scuole.
Che inventare, con qualche mese di ritardo, soluzioni con i banchi monoposto e elasticità delle rime buccali fra bambini e ragazzi serva a supportare le dichiarazioni di principio: tutti a scuola, scuola in sicurezza, non uno di meno, risulta evidente, ma non rassicurante.

La scuola è a rischio, la salute dei ragazzi è a rischio e i contagi derivanti dalla frequenza della scuola di questi ragazzi , che dalla Scuola partono e arrivano nelle abitazioni, mettono a rischio tutta la comunità.

E quindi chiudere? Niente scuola per un secondo anno?

Quanto conta un anno scolastico perso? A chi interessa la perdita di un anno scolastico di una generazione?

Chi fa il pane e macella i polli, ma anche chi fabbrica le auto le medicine e le mascherine può infettarsi ed infettare. Ma non pensiamo e non abbiamo mai pensato che per questo dovrebbero chiudere le macellerie e le farmacie. Priorità. È necessario fare di tutto perché gli alunni non si infettino e che i nipotini non infettino i nonni, ma è altrettanto necessario che i ragazzi vadano a scuola, correndo i meno rischi possibili, ma vadano a scuola.

Fosse stata da sempre questa la priorità, a venti giorni dall’inizio della Scuola saremmo ancora a ragionare sulle rotelle dei nuovi banchi?

Severino, non Boezio, né  Emanuele 

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