DUE O TRE COSE CHE SO DEL BONUS

DUE O TRE COSE CHE SO DEL BONUS

Facciamo la parafrasi di un famoso film di Jean Luc Godard “Due o tre cose che so di lei”, con cui il regista voleva rendere testimonianza della nostra società contemporanea, assurda e normale al tempo stesso. Ebbene, anche sulle spoglie dell’ex-bonus docenti sta avvenendo qualcosa di assurdo e normalizzato al tempo stesso e succederà peraltro che l’anno prossimo tutto questo fermento purtroppo sarà dimenticato e persino lo stesso nome di Bonus docenti sarà un ricordo di altri tempi, pur se non così felici.

  1. È assurdo che quelli che erano fondi destinati ai docenti, pur se dovevano passare attraverso la tagliola di un merito selettivo, spesso contestabile e sempre opinabile, ora siano entrati nel FIS come se nulla fosse e vengano divisi col personale ATA, come se fosse normale e dovuto e vengano ripartiti con le stesse percentuali di suddivisione di prima. Si tratta invece dell’aggiunta netta di una somma equivalente a circa un terzo del FIS, che, suddiviso ad esempio 75/25, significa un incremento dei fondi ATA di circa l’8 %.
  2. È assurdo che questo avvenga nei tavoli di contrattazione, in genere gestiti dai sindacati generalisti, e che venga poi presentato ai docenti come un obbligo di legge (la Finanziaria 2020). La legge, in effetti, non nega che questo si possa fare, a seconda dei rapporti di forza nella contrattazione integrativa, ma certamente non dice che questo si debba fare necessariamente. È diventato purtroppo normale che l’aumento di circa un terzo del FIS non sposti le percentuali a favore dei docenti, precedentemente alterate per compensare il Bonus merito.
  3. È assurdo che non si riconosca tutto il personale docente una quota in termini paritari (a pioggia, come si dice con una brutta espressione e con aria vagamente schifata) del Bonus valorizzazione, per compensare lo stress lavorativo dovuto allo stop and go dell’epidemia, riconoscendo in parti uguali questa nuova flessibilità docenti, come una sorta di intensivo. È normale invece che questo intensivo sia riconosciuto come figura contrattuale al personale ATA; è utile chiarire il concetto: “intensificazione” significa prendere più soldi per lo stesso lavoro, in quanto si svolgono in quell’ambito mansioni più complesse. Ecco non si potrebbe dare definizione migliore della professionalità docente.

Vogliamo l’intensivo del bonus docenti a pioggia, altro che in base a fantomatici e superati criteri di merito: solo così potremmo riavere, anche se solo in parte, un aumento contrattuale che ci è scippato dal 2015.

Montesquieu

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