CHE COS’È LA SCUOLA?

CHE COS’È LA SCUOLA?

di Montesquieu

“La scuola si è arresa. Servizio a domanda individuale, mera assistenza e classi speciali. Per i più piccoli la fine dell’inclusione, migliaia di docenti distolti dalla didattica e precettati per fare da badanti a un bambino per volta”                                                                                 (maestra) Laura

Come si fa a non sottoscrivere questo icastico sfogo, trovato in chat, di un’insegnante della scuola primaria, travolta dall’attuale didattica individuale on-demand?! Ci sono tutti i temi per cui il nostro insegnante “tradizionale” soffre enormemente la situazione: vale la pena di analizzarli uno per uno prima di riprendere la domanda del titolo.

servizio a domanda individuale: di per sé la personalizzazione della didattica non è una modalità sbagliata ma è attuabile solo in presenza oppure con un collegamento individuale, come avviene adesso. In realtà, mantiene solo la relazione e solo per alcuni, su richiesta delle famiglie: non è questo ruolo della scuola istituzione, perché non dà a tutti “uguaglianza di possibilità”.

mera assistenza: la quantità è per pochi ma purtroppo questo non ne aumenta la qualità (vedi sopra). La domanda di didattica individualizzata non è di didattica ma di assistenza, per distogliere dalla televisione, dai videogiochi, dalla solitudine in casa e comunque da un insegnante si può sempre imparare qualcosa, persino casualmente: motivazioni comprensibili ma non istituzionali.

classi speciali: l’argomento è pesante e la definizione scabrosa. Le classi speciali o differenziali erano quelle delle scuole speciali o differenziali, frequentate solo da ragazzi con disabilità, abolite nel 1977. Se ne parla oggi perché ci si chiede qual è l’effettiva inclusione che si realizza con pochi sparuti ragazzi a scuola, in una pallida simulazione della normalità scolastica

per i più piccoli la fine dell’inclusione: chi sono i più piccoli buttati fuori dall’inclusione?? Vogliamo interpretare: tutti quei bambini che la nostra maestra, con amore e competenza, seguiva in classe quotidianamente e che ora sono abbandonati o seguiti saltuariamente da remoto

migliaia di docenti distolti della didattica: colpisce quel “distolti”, come deviati da una missione, da un dovere professionale, una frase bellissima, dal tono epico che apre una serie di temi: il tema della didattica mancata, delle strategie di insegnamento, degli stili di apprendimento, dei programmi scolastici da rispettare, la “missione” di migliaia di docenti di insegnare, di insegnare basta, quella del mandato sociale di trasmettere istruzione, come fa un’istituzione educativa

precettati per fare la badanti: chi ci legge non ha bisogno di spiegazioni: quante volte hanno sentito o pensato in questi termini? la scuola non è i Servizi Sociali, è un altro tipo di istituzione

a un bambino per volta: questa è la conclusione accorata, la nostalgia dei bambini, la frammentazione dei bambini, che nessuno può più abbracciare, circondare, gestire in gruppo unendo i banchi, ma solo uno alla volta, come con gli amici. Ma la scuola è altro: la relazione educativa non è amicale, è didattica, istituzionale ancora una volta, pur se calorosa e affettiva.

Abbiamo volutamente trascurato l’inizio: quel desolato “la scuola si è arresa”. A cosa si è arresa? Ormai è chiavo la scuola si è arresa a essere un’istituzione di istruzione nazionale, è diventata agenzia educativa o ancor peggio agenzia di servizi vari, in cui le “didattiche” hanno preso il posto della didattica, così come i “saperi” al tempo dell’ignoranza hanno sostituito il sapere. La risposta alla domanda del titolo è chiara: la scuola, come la intende il commento disperato di Laura, è l’Istituzione per eccellenza, e solo chi la piange con tanta ribelle rassegnazione la potrà salvare.

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