Cara ministra, dopo tre rinnovi delle graduatorie meritavo il ruolo. E invece…

Cara ministra, dopo tre rinnovi delle graduatorie meritavo il ruolo. E invece…

di MARIA AUSILIA DI FALCO

Pubblichiamo una lettera pubblicata il 14 agosto tratta da “Dietro la lavagna” di “La Repubblica” – “Cattedre e vite appese a un filo” a cura di Ilaria Venturi e Corrado Zunino.

Grazie ministra.

Per avermi fatto passare un’estate a leggere decreti di decreti sempre più a interpretazione personale. Per avermi fatto capire come si compila una domanda. Se ho sbagliato qualcosa è tutta colpa mia, mi merito il depennamento. Ero troppo occupata a litigare con quel mio collega che nel frattempo che io aspettavo che “istanze online” riprendesse a funzionare, si è preso in meno di 24 ore il C1 di inglese, per un totale di circa mille euro. Ma aveva ragione. Io ho perso solo tempo a suonare in Inghilterra, in Scozia, negli States, a fare corsi di lingua in Germania, recitare in tedesco a Vienna, a imparare lo spagnolo a Madrid e il francese a Bordeaux. Io non ho, come lui, un briciolo di carta straccia che dimostri che le lingue le mastico.

Grazie ministra. Per avermi fatto perdere la vista a interpretare tabelle, ad inseguire le clausoline che ogni notte cambiavano sul sito ufficiale del Ministero sempre inceppato. Per arrivare a fine mese, oltre a togliere i 50 euro per la tassa sul concorso straordinario, i 10 euro per ogni concorso ordinario, i 200 e passa euro per i libri che mi obblighi a comprare, tolgo anche la spesa per andare dall’oculista.

Grazie ministra. Per aver reso tutto digitale, finalmente. Chi se ne frega se io che ero in graduatoria da 9 anni, ho dovuto rifare tutto da capo. Che idiota che sono stata a credere che da 60 di punteggio artistico potevo raggiungere il massimo: 66. E invece sono scesa a 2. Che da 140 punti in graduatoria, a rigor di logica sarei andata avanti e non indietro della metà.

Ti chiedo scusa ministra. Se ho pensato che le lodi di tutte le mie lauree valessero più punti: pianoforte, discipline musicali, pianoforte concertistico, musicoterapia. Se pensavo che il triennio di musicoterapia potesse essere inserito nella domanda. Se ho creduto che sdoppiare il titolo in Francia, potesse farmi scalare le vette delle graduatorie.

Ti chiedo scusa se pensavo che i master fatti a Bologna con la Giffoni Academy, quelli sulle metodologie didattiche, le masterclass con i migliori concertisti al mondo, i concerti stessi al Teatro Massimo, i vari Piano City, i festival per cui ho lavorato in Italia e all’estero, da quando avevo diciott’anni, valessero qualcosa. Ho persino pensato che il fatto di aver messo piede in classe a insegnare a 22 anni potesse fare di me una docente sicura di fare la docente un anno dopo l’altro.

Ho insegnato ovunque: licei, medie, primaria, infanzia. Al sud, al nord. In posti sperduti dell’Alessandrino, ché mi svegliavo alle 4:30 per raggiungerli. Un anno ho rifiutato la cattedra completa in un’altra scuola, e ho preso solo 4 ore, pur di rimanere nella stessa scuola e portare i miei alunni fino agli esami di terza media. E poi ho insegnato di tutto, grazie a voi ministri che mischiate le classi di concorso e affidate ogni cosa alla coscienza personale. Pure italiano ho preso un anno, al Cpia. E mi sono divertita un sacco a cantare con gli immigrati.

Ti chiedo scusa se pensavo che l’anno di lavoro fatto all’Atelier de Musicothérapie della Costa Azzurra e di Bordeaux, potesse apporre un valore aggiunto alla scuola italiana, dove il sostegno serve a portare a passeggio i disabili. Sono stata una stupida a pensare che gli obiettivi raggiunti dei miei progetti, i messaggi dei ringraziamenti dei genitori potessero servire ad avere una nota di merito. Penso che dopo tre rinnovi di graduatorie, mi meritavo il ruolo magari. E invece, il quarto rinnovo manco so se è andato a buon fine. Era meglio se il 10 agosto me ne andavo al mare. Invece me ne andrò via dall’Italia. Le Gps sono state il giro di boa: mi hanno permesso di compilare l’Application per andare a lavorare in Australia o in Canada, in meno di mezz’ora.

I lettori ci scrivono

I lettori ci scrivono

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.