Anno nuovo, problemi di sempre

Anno nuovo, problemi di sempre

Sono trascorsi 12 mesi, ancora una volta la politica ha passato l’estate a cincischiare e a far propaganda sulla scuola, ma restano i problemi di sempre. Quest’anno si è aggiunta la campagna elettorale dove, inizialmente, tutti gli schieramenti politici avevano dimenticato la scuola, per poi ricordarsi che esiste un mondo fondamentale per il destino di uno stato. Un mondo che vota e che può cambiare il risultato elettorale, considerando il gran numero di elettori che coinvolge e il grande impatto che ha sull’opinione pubblica. Sono così partiti i vari slogan e la solita promessa di stipendi migliori per gli insegnanti. La verità è che tutte le forze politiche che si contendono le elezioni del prossimo 25 settembre hanno governato negli ultimi 20 anni e tutte hanno contribuito a distruggere il sistema della scuola pubblica statale.

I problemi sono tantissimi, ma forse ci vorrebbe un ministro che non proponga la solita “riforma” sbandierata solo per avere l’apprezzamento dell’opinione pubblica. Sembra che ormai la politica ritenga che l’azione amministrativa debba essere vissuta come se la vita fosse solo sui social e lo scopo ultimo sia quello di acquisire like.

Cosa chiedere al prossimo ministro? Non servono docenti esperti, obblighi formativi e forme di reclutamento con la raccolta punti.

Serve una scuola che abbia norme chiare e semplici. Gli insegnanti devono tornare ad occuparsi esclusivamente di didattica. il primo vero successo sarebbe quello di eliminare incombenze inutili e burocrazia, che negli anni di pandemia sono aumentati a dismisura. Stesso discorso deve valere per le segreterie delle scuole spesso sottodimensionate e continuamente sollecitate a compiti che invece dovrebbero spettare ad altri enti.

Le scuole devono essere salubri e confortevoli, a nulla serve utilizzare mascherine o parlare di norme anticovid e obblighi vaccinali, se poi abbiamo classi sovraffollate. Stucchevole è poi la questione della chiusura delle scuole il sabato per risparmiare sulla bolletta del gas. Considerando che già molte scuole adottano la settimana corta, non sempre con buon risultati dal punto di vista didattico, sembra essere ritornati indietro di un secolo, quando le nazioni militariste si preoccupavano della macchina bellica. Aumentare le spese militari, solo quest’anno un miliardo e duecento milioni di euro in più, e poi lesinare il riscaldamento il sabato nelle scuole è sintomo di una nazione che non guarda alle generazioni future e, per usare un eufemismo, della poca intelligenza del genere umano.

Alla scuola italiana serve un personale gratificato economicamente. Non servono mancette e rinnovi contrattuali striminziti, serve un serio investimento sul personale della scuola, un investimento sugli stipendi, perché qualsiasi buon datore di lavoro sa bene quanto sia proficuo e produttivo gratificare economicamente i dipendenti. Questo però probabilmente è interessato poco ai vari ministri che si sono avvicendati in questi anni, troppo presi dalla voglia di presenzialismo in tv e sui social e poco dediti ad affrontare seriamente le questioni scolastiche.

Inutile aggiungere che stipendi adeguati e un sistema di reclutamento serio e costante nel tempo risolverebbero definitivamente la piaga del precariato, che probabilmente fa comodo mantenere. I precari della scuola in Italia sono diventati solo un grande affare per enti di formazione che “vendono” titoli utili per la raccolta punti e per ricorsifici vari che spesso sfruttano l’ingenuità di chi si avvicina al mondo della scuola. Basti pensare che ad oggi ci sono ben sette canali di reclutamento, un sistema così complicato che inevitabilmente provoca errori e di conseguenza contenziosi.

Basta a ministri che utilizzano la scuola solo per propaganda politica, iniziamo davvero a costruire il futuro dell’Italia partendo dalla scuola e dalla formazione delle generazioni future.

Vito Carlo Castellana

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