Allievi stranieri e formazione delle classi: Valditara a strascico della propaganda di Salvini

Allievi stranieri e formazione delle classi: Valditara a strascico della propaganda di Salvini

Di Alda Bettini da Gilda Venezia

Il Ministro Valditara continua il suo ruolo di succube della propaganda salviniana.
Salvini ha infatti dichiarato che nelle classi della scuola italiana la percentuale massima di allievi stranieri dovrebbe essere del 20%. Valditara, assumendo validità delle circolari del periodo Gelmini, ha aumentato la percentuale massima al 30%.
Si tratta con tutta evidenza di affermazioni demagogiche che si scontrano con la realtà concreta. La maggior parte degli allievi “stranieri” vive e cresce in Italia prima di ottenere la cittadinanza. Se vi fosse lo jus soli la presenza di stranieri sarebbe marginale, se vi fosse lo jus scholae tutti coloro che hanno frequentato la scuola dell’obbligo sarebbero considerati italiani con una radicale diminuzione degli “stranieri” nella secondaria di secondo grado.
Al di là delle affermazioni propagandistiche impressiona il post fatto da Valditara che, otre che sgrammaticato, ha contenuti imbarazzanti. Lo riportiamo integralmente: “Se si concorda sul fatto che gli stranieri dovrebbero assimilarsi ai valori fondamentali sanciti dalla Costituzione, ciò avverrà più agevolmente se nella maggioranza delle classi gli studenti saranno italiani, se studieranno intensivamente l’italiano laddove già non lo conoscano bene, se nelle scuole verrà insegnata approfonditamente la storia, la letteratura, l’arte e la musica italiane, se anche i genitori verranno coinvolti nell’apprendimento della lingua e della cultura italiana e se non vivranno in comunità separate. È questa la direzione in cui intendiamo muoverci“.

Non sembra che nella scuola italiana degli ultimi anni si insegni  in maniera “approfondita” la storia, la letteratura, l’arte e la musica italiane nemmeno agli italiani. I dati Invalsi e i livelli di conoscenze e competenze degli allievi italiani dimostrano enormi carenze.
Il concetto di “assimilazione” ai valori fondamentali della Costituzione appare inquietante. Cosa significa assimilazione mentre non si fa riferimento ai concetti di integrazione e inclusione?

Valditara parte da problemi reali dando risposte inadeguate e confuse.
I problemi di integrazione degli stranieri dovrebbero essere affrontati globalmente a partire dal momento dell’accoglienza. Come accade in altri paesi dell’UE lo “straniero” che intende lavorare e vivere nel paese di accoglienza è seguito in alcune fasi essenziali necessarie per una vera integrazione. In primis l’alfabetizzazione della lingua e la conoscenza delle regole e norme fondamentali alla base dell’ordinamento giuridico e sociale.  La proposta fatta da Valditara nel suo ultimo libro che prevederebbe un momento di inserimento guidato nelle classi con il contestuale percorso di studio dell’italiano e dell’educazione civica è apprezzabile, ma lo Stato dovrebbe dare alle scuole e agli Enti locali le risorse necessarie per attivare i corsi di lingua italiana per stranieri non solo per gli studenti, ma per i tutti genitori e lavoratori con l’obiettivo di dare a tutti gli “stranieri” di poter essere considerati a pieno titolo cittadini e cittadine e non semplice forza-lavoro.
Evitare la separazione etnico religiosa nella società è uno dei presupposti dei principi di uguaglianza e solidarietà.
Rispettare le differenze del resto non può essere considerato un alibi per tollerare comportamenti imposti o autoreferenziali  di separazione sociale come ad esempio avviene per una parte delle cittadine immigrate provenienti da alcuni paesi islamici governati dalla sharia.

L’importante è che vi sia una organizzazione dell’istruzione e dell’inclusione che si basi sul rispetto delle diversità nell’ambito della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universali dei diritti Umani.
Caro Valditara, per fare questo servono investimenti importanti e non parole inutili e slogan da campagna elettorale o addirittura minacciare ulteriori corsi di formazione per i docenti. Servono più docenti, più mediatori, più servizi sociali territoriali.

Redazione